Bertolucci incontra Ammaniti


Vado subito off topic rispetto alla mia premessa di riportare qui argomenti su cinema e tv in chiave ironica, per regalarvi subito una canonica (più o meno) recensione.

Il fatto è che normalmente quando sono sul mio posto di lavoro ‘ufficiale’ questo mi è precluso (diciamo che in alcuni casi sono anche che io che mi auto impongo il veto), per tutta una serie di ragioni molto noiose che non sto qui a raccontarvi. Ebbene poterlo fare adesso nel mio blog, senza barriere ed imposizioni, mi genera lo stesso tipo di eccitazione di quando ero piccola e speravo di trovare un pony sotto l’albero di Natale. Quindi.

 Bernardo Bertolucci torna al cinema nove anni dopo The Dreamers e lo sapete. Questo è il film della sua rinascita dopo il difficile processo di accettazione della sua paralisi, e lo sapete. Questo film è l’adattamento del romanzo omonimo di Niccolò Ammaniti, che ha fortemente voluto il Maestro in regia e magari sapevate già anche questo.

Quello che non potete ancora sapere, in quanto Io e te arriva in sala domani, è che questa pellicola può a mio personale parere andarsi a collocare in quell’Olimpo chiamato ‘adattamento cinematografico di romanzi perfettamente riuscito’, dove ad oggi risiedono solo Shining, Carrie lo sguardo di Satana e i primi 40 minuti di Harry Potter e la pietra filosofale.

 

Lorenzo ha quattordici anni e benché sveglio ed intelligente, ha seri problemi ad integrarsi con i suoi coetanei. La mamma lo sa bene e per questo lo manda da diverso tempo da uno psicologo. Così per non deludere le aspettative della donna, Lorenzo mette in piedi un piano perfetto: finge di andare in settimana bianca con i compagni di scuola. In realtà con i soldi per la montagna allestisce un piccolo appartamento nella cantina del suo palazzo, dove armato di libri, computer e cibo ha intenzione di trascorrere l’intera settimana. Tutto sembra procedere per il meglio fino a quando alla ricerca di vecchi gioielli non piomba nella cantina Olivia, la sorellastra catanese che non vede da tempo, per niente intenzionata ad andarsene…

 

Nel momento in cui si decide di adattare per il cinema un romanzo, le difficoltà sono molte, soprattutto quando si tratta di qualcosa di molto amato dal pubblico: dialoghi, scenografie, passaggi all’interno della trama che possono sembrare insignificanti, sono in realtà oggetto di attenta e minuziosa osservazione da parte del lettore/spettatore. Potrei raccontarvi dello scempio compiuto sulla saga di Bridget Jones o dello spirito da cinepanettone con cui sono andata a vedere gli ultimi terribili Harry Potter.

Non è il caso di Io e te, grazie soprattutto all’incredibile colpo da maestro di Bertolucci: il casting. I semi – sconosciuti Jacopo Olmo Antinori e Tea Falco, SONO Lorenzo ed Olivia e non me ne vorrà Ammaniti se dico che l’Olivia del film è migliore e di più facile empatia di quanto non fosse nel romanzo. Questo è ovviamente il grande punto di forza di tutto la pellicola.  Ambientarla al 90% in una cantina semibuia è rischioso, lo è di meno se hai due interpreti che ‘acchiappano’ storia e personaggio a tal punto da oscurare tutto il resto, a tal punto da non farti mai guardare l’orologio, a tal punto da lasciarti un magone infinito mentre scorrono i titoli di coda.

 In quest’ottica l’aver cambiato il finale del libro da parte del regista non è così fastidioso e lo dico da lettrice e fan di Ammaniti. Credetemi, ho ed avete sicuramente visto cose ben più imperdonabili. A scongiurare l’effetto claustrofobia è la bellissima fotografia di Fabio Cianchetti, uno che di luci e colori se ne intende e che ci mostra il ‘palcoscenico’ nel quale si muovono i nostri protagonisti in maniere ed angolazioni sempre nuove. Infine la colonna sonora: The Cure, Red Hot Chili Peppers, David Bowie.

Il resto è il tocco da maestro di Bernardo, guardi i primi cinque minuti e dici: è lui, è tornato. Io e te è un piccolo capolavoro bonsai, un film intimo e poetico, che rispolvera tematiche care al regista, che torna tra le altre cose a sottolineare la sua passione per gli spazi chiusi (The Dreamers, L’assedio, Ultimo tango a Parigi). Io e te è l’incontro di due ’ ragazzi soli’, come sottolineano le strofe della canzone di David Bowie che lo accompagna, che cercano di crescere in un mondo di adulti distratti. Bertolucci è un giovanotto di 71 anni capace di empatizzare con i giovani come pochi sanno fare. Esser stato lontano dalla macchina da presa per tanti anni, trascorsi ad elaborare il suo lutto personale non l’ha cambiato, anzi lo ha reso più generoso, con il suo pubblico, nel lavoro sul set e nel contatto diretto. L’incontro con lui dal vivo è una delle cose che ricorderò sicuramente con più affetto negli anni a venire.

Il buon cinema in Italia è ancora possibile. Basta crederci.

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