I guilty pleasures: The vampire Diaries e il sano gusto del trash


Non fingete di non averne mai sentito parlare, perché a quanto mi risulta in America va in onda con successo da ormai quattro anni e io stessa ho seguito le prime due stagioni grazie al digitale terrestre. Perché? Inizialmente mi sono ritrovata a scriverne per lavoro, ma poi diciamo che The Vampire diaries è una di quelle serie che trovo in onda nel tardo pomeriggio, quando sono impegnata in altre meticolose attività casalinghe, tipo lavare i piatti della colazione quando torno da lavoro, piegare cardigan neri di Hm tutti uguali, o la peggiore, stirare i vestiti per il giorno successivo. In questi casi, mentre la mia mente da appassionata di serialità americana è impegnata al 70% in altre attività, l’altro 30 è ben felice di lasciarsi appagare dal trash. Quindi The Vampire Diaries.

 

Vi riassumerò brevemente le vicende premettendovi qualora lo stiate pensando che no, non è uno scopiazzamento di Twilight, semmai è Stephanie Meyer ad essersi ispirata ai romanzi di tale Lisa Jane Smith.

Come in tutti i teen drama che si rispettino anche qui abbiamo una protagonista, Elena, bella e sfigatella. Sì perché i genitori sono morti in un terribile incidente d’auto di cui non ricordo i dettagli, al quale lei è scampata grazie all’intervento di Stefan Salvatore (nomen omen). Il nostro eroe è come potete intuire dal titolo, un vampiro centenario. Se nei secoli precedenti il nostro è andato in giro in lungo e in largo a dissanguare vittime di tutte le età, tanto da guadagnarsi il simpatico soprannome di The Ripper of Monterey (lo Squartatore), adesso è redento. Redento nel senso che come il vampire-verse di target adolescenziale insegna, si nutre solo di animaletti della foresta (qualcuno ha detto Edward Cullen?). Ebbene il nostro Stefan torna nella cittadina di Elena proprio per conoscerla meglio: la ragazza è l’esatta copia della sua ex fidanzata Katherine, ma caratterialmente molto diversa: tanto Elena è dolce e prodiga nei confronti del prossimo, tanto Katherine è malafemmina, avendo trasformato Stefan in vampiro anni orsono, per poi essere rinchiusa in una cripta magica. Naturalmente Stefan si innamora di Elena (la copia della sua ex, wow, quale donna non vorrebbe un uomo così!) e cuore di telespettatore è ovviamente partecipe per questa nuova coppia. (a me personalmente conciliano la catalessi, ma forse sono io).

Questo almeno finché non entra in scena il fratello maggiore, sexy assassino, in cerca di vendetta nei confronti del fratello al quale contendeva Katherine e sicuramente con la passione per il bondage: Damon. Ora, al di là delle indubbie qualità estetiche del suo interprete, Damon è quello che si definisce ‘breakout character’, in Italia traducibile con ‘Sindrome di Fonzie’, ovvero il personaggio creato per fare da spalla, ma che finisce per rubare la scena a mezzo cast. L’intenzione degli autori era di rendere Damon cattiverrimo, in modo che Stefan potesse emergere in tutta la sua gloria di cavaliere bianco. Il risultato, per quanto mi riguarda, è che quando Damon è in scena a commettere atti riprovevoli, ma armato d’ironia, mollo ferro da stiro e spugnetta per guardarlo, mentre quando Stefan elenca le gioie della dieta a base di conigli, decido che è proprio il momento di stirare anche tutti gli asciugamani. Elena ovviamente li ama entrambi: da un lato sta ufficialmente con Stefan, dall’altro lancia occhiate lussuriose a Damon affrettandosi a dirgli ‘no dai siamo solo amici’ e giustamente lui risponde come direbbe saggiamente Venditti, ‘amici mai, per chi si ama come noi’.

Qui aprirei una parentesi perché girando su Youtube e Facebook ho scoperto che le fans si dividono e si insultano dividendosi tra Stelena (Stefan +Elena) e Delena (Damon+ Elena). Personalmente non capisco: a)per quale motivo tutti i protagonisti maschili qui muoiano per lei, bellissima eh, ma una fracassapalle come poche e b) come possa Elena pensare anche solo per un secondo di non scegliere Damon. Nella mia testa Stefan =sbadiglio, Damon = coretti di woohoo appena entra in scena. In ogni caso a me non frega nulla della diatriba perché io sono a favore di una bromance Damon-Alaric the vampire hunter, possibilmente con Elena che prende accidentalmente fuoco sullo sfondo.

Il motivo che però rende la serie così meravigliosamente trash e spassosa è questa sceneggiatura che amalgama il sempreverde tema del triangolo infinito, con complotti e cattivi sempre nuovi che spuntano da tutte le parti. Ora, essendo una serie accompagna – faccende domestiche, non pretenderete che ne conosca per filo e per segno tutti gli sviluppi, a quanto pare ad un certo punto Katherine esce dalla cripta (o forse non c’era mai stata, non so), più cattiva che mai, Elena è sempre in pericolo e in città c’è un supermegavampiro che la vuole catturare.

Nel mezzo un corollario di personaggi spassosi: Il fratello emo che s’innamora sempre di donne che finiscono per morire tragicamente, la zia ignara del fatto che continua ad invitare in casa vampiri super cattivi, un cacciatore di vampiri con la passione per il Jack Daniels, l’amica bionda che diventa vampira e scopre di aver un cervello e il licantropo palestrato del quale sto ancora cercando di capire l’utilità. Ah e dimenticavo l’amica strega, utile quanto sarebbe un fazzoletto per il naso per Voldemort, che fondamentalmente trascorre interi episodi circondata dalle candele a ripetere filastrocche in armeno.

La cosa che però mi fa sempre piegare in due dalle risate e non solo in The vampire diaries, ma in tutte le serie teen dai tempi di Dawson’s creek è la caratterizzazione dei personaggi. Adolescenti che a 17 anni sembrano aver attraversato storie d’amore e dolori che nemmeno un divorziato cinquantenne, e che utilizzano sfumature colloquiali da Harvard, cattivi che fanno fuori settordicimila persone con l’alibi ’ eh ma io mi sento tanto solo e arrabiato’.

In the Vampire diaries la cosa si fa ancora più evidente e comica. Una commedia dell’assurdo. L’importante è non prenderla sul serio. In questo caso si trasforma in una sit-com irresistibile!

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