Ken il Guerriero

Da appassionata cinefila, una delle cose che mi piaceva più fare da piccola, prima di scoprire il fantastico mondo dello streaming e del download, era spulciare da cima a fondo la sezione ‘in offerta’ delle catene Blockbuster Video, per poi tornare a casa felice come una pupetta. Si parla di videocassette, alcune ex noleggio, altre versioni originali di cose mai distribuite nel nostro paese, così capitava che mi ritrovassi a comprare cose diversissime come Notting Hill (si Notting Hill, difenderò quel film fino alla morte se necessario) e Bread and Roses. 

Lo confesso, io non sono esperta della filmografia di Ken Loach come lo potrei essere di un Tarantino, ma Bread and Roses mi colpì fin dall’inizio per la capacità di trattare un tema che è un pò il male degli ultimi anni, la precarietà del lavoro, con un tono leggero, comico a tratti e con un bravissimo Adrien Brody. Oggi è proprio Loach a parlarne di nuovo, in occasione di quella che deve esser stata una decisione sofferta, ma che ne dimostra lo spessore morale, oltre che artistico.

Lo spiega lui stesso attraverso un comunicato stampa, al quale non credo di dover aggiungere altro, con il quale annuncia che no, non sarà presente al Torino Film Festival per presentare La parte degli angeli e per ritirare il Gran Premio Torino.

Grazie Ken.

È con grande dispiacere che mi trovo costretto a rifiutare il premio che mi è stato assegnato dal Torino Film Festival, un premio che sarei stato onorato di ricevere, per me e per tutti coloro che hanno lavorato ai nostri film. 
I festival hanno l’importante funzione di promuovere la cinematografia europea e mondiale e Torino ha un

’eccellente reputazione, avendo contribuito in modo evidente a stimolare l’amore e la passione per il cinema. 
Tuttavia, c’è un grave problema, ossia la questione dell’esternalizzazione dei servizi che vengono svolti dai lavoratori con i salari più bassi. Come sempre, il motivo è il risparmio di denaro e la ditta che ottiene l’appalto riduce di conseguenza i salari e taglia il personale. È una ricetta destinata ad alimentare i conflitti. Il fatto che ciò avvenga in tutta Europa non rende questa pratica accettabile. 
A Torino sono stati esternalizzati alla Cooperativa Rear i servizi di pulizia e sicurezza del Museo Nazionale del Cinema (MNC). Dopo un taglio degli stipendi i lavoratori hanno denunciato intimidazioni e maltrattamenti. Diverse persone sono state licenziate. I lavoratori più malpagati, quelli più vulnerabili, hanno quindi perso il posto di lavoro per essersi opposti a un taglio salariale. Ovviamente è difficile per noi districarci tra i dettagli di una disputa che si svolge in un altro paese, con pratiche lavorative diverse dalle nostre, ma ciò non significa che i principi non siano chiari.
In questa situazione, l’organizzazione che appalta i servizi non può chiudere gli occhi, ma deve assumersi la responsabilità delle persone che lavorano per lei, anche se queste sono impiegate da una ditta esterna. Mi aspetterei che il Museo, in questo caso, dialogasse con i lavoratori e i loro sindacati, garantisse la riassunzione dei lavoratori licenziati e ripensasse la propria politica di esternalizzazione. Non è giusto che i più poveri debbano pagare il prezzo di una crisi economica di cui non sono responsabili.
Abbiamo realizzato un film dedicato proprio a questo argomento, «Bread and Roses». Come potrei non rispondere a una richiesta di solidarietà da parte di lavoratori che sono stati licenziati per essersi battuti per i propri diritti? Accettare il premio e limitarmi a qualche commento critico sarebbe un comportamento debole e ipocrita. Non possiamo dire una cosa sullo schermo e poi tradirla con le nostre azioni.
Per questo motivo, seppure con grande tristezza, mi trovo costretto a rifiutare il premio”.
Ken Loach
21 novembre 2012
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