Thor: The Dark World – ‘Ah signora mia come fa i cinecomic la Marvel’

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Partiamo da un assunto base: se Batman è il supereroe che possiede il mio cuore, e Iron Man i miei ormoni, Thor ha decisamente tutta la mia simpatia.

Mi rendo conto che come recensione, questa arriva con leggera differita, ma questo è l’effetto collaterale di non avere per il momento una testata giornalistica alle spalle, ovvero non poter accedere a proprio tutte tutte le anteprime.

Mettiamola così: se avete già visto il film, magari avete comunque voglia di leggere cosa ne ho da dire al riguardo e avete tutto il mio affetto, se non lo avete visto magari questo pezzo vi può aiutare a capire a cosa andate incontro. In entrambi casi se siete arrivati a leggere fin qui siete già delle belle persone per quello che mi riguarda.

E’ importante per me sottolineare una cosa che dovrebbe essere scontata, ma per molti radical chic del settore a quanto pare non è. I cinecomic Marvel sono coloratissimi lungometraggi pregni di azione, divertimento, coattaggine e simpatia. Vederne uno, significa relax, distacco dalla realtà, nessuna ricerca di chissà quale profonda morale o insegnamento. Solo contestualizzandolo in questo modo, lo si può giudicare, lo dico perché a me sanguinano le orecchie quando sento cose tipo: ‘Si vabbè Thor, ma vuoi mettere l’ultimo di Aki Kaurismaki, su un altro livello proprio’. #ealloravattiavedereunaltrofilm

Rispetto al primo capitolo, questo Thor: The dark world sembra avere una marcia in più: più lenta la prima parte e forse troppo lungo il prologo iniziale, questa volta però offre più spazio anche ad altri personaggi interessanti, come Anthony Hopkins, che è un meraviglioso Odino, e anche Natalie Portman, la scienziata Jane Foster. La trama, centrale è un po’ deboluccia, con Thor pronto a mettere a rischio tutti i Sette Regni per salvare la sua amata Jane, infettata da un fluido misterioso che il cattivissimo Malekith rivuole indietro.

Cattivissimo poi non è, e non incute nemmeno tutta questa paura, eccezion fatta per l’orrendo trucco. Niente paura però, perché per fortuna c’è ancora Loki, intrappolato nelle carceri di Asgard, ma pronto a dare la sua zampata quando potrà. Tom Hiddleston, che lo interpreta, è davvero un attore coi fiocchetti (‘etti’ perché i fiocchi li riserviamo ad Hopkins, uno che mette la stessa professionalità e passione qualsiasi film faccia, che sia Il silenzio degli innocenti o un Marvel).

Tornando in macchina dal cinema pensavo proprio questo: da quanto tempo non vedevo un cattivo così affascinante? Voglio dire, se parliamo di terrore, dopo Darth Fener per me c’è stato solo Voldemort (del quale da adulta ho avuto il piacere di conoscere la versione carne ed ossa, ma questa è un’altra storia), ma un villain che fosse al contempo spregevole ed accattivante, convincente e tanto tanto ironico, non se ne vedeva in giro da tempo. Io credo che nemmeno la produzione stessa si fosse resa conto fino ad un certo punto del potenziale, mentre ora sembra proprio che Thor non possa esistere senza Loki.

Il nostro Thor fa il suo: la prestanza c’è, il giusto mix di bontà, virilità e simpatia pure, ma certo il confronto con l’Iron Man di Robert Downey jr. è proprio impari. La mia impressione su Chris Hemsworth, dopo averlo visto in Rush, è che appartenga a quel gruppo di attori che hanno bisogno di essere stimolati e guidati da un bravo regista e da una buona sceneggiatura. Stessa cosa che ho pensato per Matthew McConaughey dopo averlo visto in Killer Joe.

Questo per dire che: mi è piaciuto. Se dovessi trovare un aggettivo direi ’equilibrato’: nessuna trama particolarmente intricata, ma compensata da azione ben dosata e colpi di scena (il plot twist finale mi ha lasciata così, così…image

e poi un protagonista che non brilla per il potente carisma, ma che ‘ci sta’ ed è affiancato da due bravi comprimari.

Due le cose che mi hanno lasciata perplessa: una è la (presunta) storia d’amore. Non voglio fare paragoni con altre coppie Marvel come Tony Stark e Pepper Potts, ma davvero, tra Thor e Jane Foster non c’è alchimia, sa tutto di forzato perché ‘deve esserci la linea rosa sennò le ragazze non ci vengono al cinema’. Sarei curiosa di vedere un avvicinamento tra il Dio del tuono e la più cazzuta Lady Sif.

La seconda perplessità è il 3D non pervenuto. Diciamo che da questo punto di vista l’unica cosa tangibile che mi è rimasta sono gli occhialini del The Space che ho portato a casa.

Punteggio finale: un bel 7. Dal terzo capitolo mi aspetto di più, sia come sceneggiatura ( il finale ha gettato le basi), che come recitazione: se per ogni cinecomic ad Hemsworth lasciano fare un film d’autore, in Thor 3 mi sarà diventato un attorone!

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