Hunger Games – La ragazza di fuoco, le impressioni a caldo

Esiste una consuetudine molto fastidiosa quando al cinema viene presentata una nuova trilogia cinematografica: la spasmodica ricerca di qualcosa che somigli a quella che l’ha preceduta, così da scatenare nello spettatore bue l’associazione pavloviana ’se mi è piaciuto quello, allora devo correre in sala a vedere questo’.

Così Harry Potter era il nuovo Signore degli anelli perché ambientato anch’esso in un mondo magico, Twilight era il nuovo Harry Potter perché anch’esso tratto da una saga letteraria (e quindi? A me non verrebbe mai in mente di paragonare Anna Karenina e Bridget Jones perché entrambi tratte da romanzi molto amati) e adesso la saga di Hunger Games è chiaramente il nuovo Twilight perché ’ha un triangolo amoroso’.

Se il paragone può forse essere leggermente calzante quando si parla di Harry Potter e Il Signore degli Anelli (ma perché la stessa Rowling ha confermato di aver ‘rubato’ da Tolkien), non può che essere sbagliatissima se si parla di Hunger Games e Twilight.

(La mia reazione davanti ad un’affermazione del genere è più o meno questa):

Mi verrebbe da dire che la differenza lampante sta proprio nel tipo di protagonista e nell’attrice che la incarna. A costo di attirarmi anatemi per 30 generazioni da parte delle Twilighters, mi pare evidente che Bella Swan non ha un briciolo di carattere, praticità e carisma rispetto a Katniss Everdeen e non me ne vorrà Kristen Stewart della quale io sicuramente non comprendo il talento, se la ritengo artisticamente inferiore a Jennifer Lawrence.

Chi ha letto i romanzi di Suzanne Collins e visto questi primi due capitoli di Hunger Games, sarà d’accordo con me nel dire che questa saga di adolescenziale ha ben poco. E’ vero, lo sono i suoi protagonisti, ed è vero che per ambientazione, effetti speciali e dialoghi si rivolge a questo target, ma la sua morale, il suo messaggio, bè non sono classificabili in questa categoria.

In breve in questo nuovo episodio troviamo Katniss alle prese con le conseguenze dell’aver vinto gli Hunger Games insieme a Peeta. Questo le ha portato un vantaggio in termini economici per se e per la sua famiglia, ma anche un forte stress post traumatico che la fa svegliare in piena notte al pensiero del sangue che ha versato suo malgrado nell’arena.

La situazione politica poi non è delle migliori: il suo atteggiamento di sfida nei confronti di Capitol City ha generato sentimenti rivoltosi negli abitanti dei vari Distretti, portando il presidente Snow a minacciarla: o asseconderà il governo nel reprimere questo clima ostile proseguendo la sua finta storia d’amore con Peeta, o a rimetterci saranno la sua famiglia e il suo migliore amico Gale. Katniss accetta suo malgrado, ma quando Snow si accorge che la figura della ragazza è troppo amata dal popolo, capisce che deve eliminarla senza renderla una martire: per questo in occasione del giubileo degli Hunger Games annuncia che nella nuova edizione a sfidarsi nell’arena saranno alcuni dei vincitori delle edizioni precedenti. Per Katniss e Peeta ricomincia così tutto dall’inizio….

Rispetto al primo episodio La ragazza di fuoco è qualitativamente migliore, cosa rara quando si parla di sequel. Innanzitutto si, un triangolo d’amore c’è, ma molto accennato e comunque non è questa la cosa significativa nel film. La differenza chiaramente è nella sceneggiatura e nei dialoghi, molto più carichi di significato, ma anche per il modo in cui la pellicola viene divisa. Meno spettacolarità nella prima parte, in favore di una cruda visuale politica della società di Panem (e purtroppo della nostra società), che lascia pian piano spazio ad una seconda parte blockbuster e più spettacolare, ma comunque tragica. Se nel primo episodio assistiamo alla genesi dell’eroina, dove Katniss mette alla prova se stessa nell’arena scoprendo potenzialità da stratega e guerriera, qui siamo partecipi del suo dolore e della sua disperazione nel constatare che niente di ciò che ha imparato può esserle utile: la vera vittima degli Hunger Games è lei e finchè non si arrenderà a quel regime che ha tanto sfidato, continuerà a vedere morte e sofferenza intorno a se.

Ottimo il cast, capeggiato da una bravissima Jennifer Lawrence, l’unica secondo me della sua generazione di attrici, a poter passare da un film d’autore a un blockbuster con la stessa credibilità. Stanley Tucci ha un ruolo piccolo ma significativo: quello del conduttore costretto a far concentrare il pubblico sugli aspetti frivoli e divertenti di un reality show basato sul massacro di adolescenti e anche Philip Seymour Hoffman alza decisamente il livello quando è in scena. Se invece Donald Sutherland è un grande delusione e la noia provata nel girare questo film è molto evidente, voglio invece dedicare una menzione a Woody Harrelson, al quale non avrei dato una lira e che invece mi ha sorpreso positivamente anche questa volta.

Hunger Games: La ragazza di fuoco mi è piaciuto. E’ sicuramente una pellicola di intrattenimento, ma emotivamente molto pesante soprattutto se ci si ferma a riflettere che quella realtà, pur patinata esagerata e spettacolarmente tecnologica, non è così lontana dal periodo storico che stiamo vivendo.

Menzione d’onore per la freddissima ed azzeccata fotografia e per il finale a bruciapelo, un ottimo cliffhanger che ti fa uscire dal cinema pensando solo ’ ne voglio di più’.

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