The Amazing Spider Man 2 – Il potere di Electro. Recensione in anteprima del cinecomic di Marc Webb

Everyday I wake up knowing that no matter how many lives I protect, no matter how many people call me a hero, someone even more powerful could change everything”.

Si è svolta ieri in pompa magna presso il Cinema The Space Moderno di Piazza della Repubblica, la presentazione stampa di The Amazing Spider Man 2 – Il potere di Electro, secondo capitolo del reboot sull’Uomo Ragno diretto da Marc Webb.

Prodotto da Sony, il film sarà in sala per Warner il 24 Aprile. Presenti in sala oltre al direttore generale di Warner Italia, Nicola Maccanico, anche il regista Marc Webb, Andrew Garfield, Emma Stone, Dane DeHaan e Jamie Foxx, al quale è stato riservato uno degli applausi più calorosi. Maccanico ci ha pregati di non svelare troppi spoiler e così farò benché non ci sia un vero e proprio embargo sulla pellicola.

Il primo capitolo del nuovo Spidey mi piacque molto. Non voglio addentrarmi in paragoni con la trilogia di Raimi, ma a conquistarmi oltre naturalmente all’abbondante uso di effetti speciali, fu Andrew Garfield, che incarna un supereroe adolescente come ho sempre immaginato:  se al liceo scoprissi di avere di avere superpoteri, oltre ad usarli per il bene, non ti sentiresti anche tu un po’ in diritto di fare gigione?

In questo secondo episodio la linea recitativa del nostro eroe è la medesima, con una vena di drammaticità in più, data dalla consapevolezza che l’assunto ’da grandi poteri, derivano grandi responsabilità’ non è mai stato così vero e significa che potrebbe portarlo a perdere ancora le persone che ama.

In generale The Amazing Spider Man 2 è un film che mi è piaciuto, ma che trovo sottotono rispetto al precedente. E’ normale però, è un film di transizione, che getta le basi per il successivo, quello che cambia la vita e la personalità di Peter Parker per sempre.

Non è super coatto come potrebbe essere un Iron Man, nè cupo come i Batman di Nolan, un cinecomic che sta cercando una sua strada.

Vediamo prima gli aspetti negativi e non pensiamoci più:

Troppi effetti speciali: Lo so che parliamo di un film di fantascienza e di azione sia chiaro. Quando vidi il primo capitolo rimasi conquistata dall’utilizzo del 3D e del Cg (un bell’attacco di vertigini sulle prime scene di Peter che ‘gioca’ sui grattacieli). Però qui è troppo davvero, come a volerlo utilizzare in certi momenti, come tappabuchi per la sceneggiatura.

L’introspezione del cattivo: il background, la genesi e lo sviluppo di Electro sono identici al Lizard del primo episodio, ovvero il buono e debole di turno trasformato in villain suo malgrado. Senza nulla togliere a Jamie Foxx, che fa sempre il suo, ma per come è stato caratterizzato il personaggio la sensazione che si ha è di : ’Ah questo dovrebbe uccidere Spider Man? Ma per favore’. Non c’è personalità, non c’è una ’reason why’ abbastanza forte da giustificare le sue azioni.

Però il film per quel che mi riguarda presenta anche degli aspetti positivi, tutti riscontrabili all’interno del cast.

Sally Field non appare mai abbastanza è vero, ma come emoziona lei quando è in scena nessuno mai. La sua Zia May ti fa venire voglia di alzarti in piedi e dire: ’Ti prego adotta anche me’.

Andrew Garfield ed Emma Stone: per come immagino io Spider Man, lui è perfetto, il ruolo gli calza a pennello come Tony Stark è per Robert Downey jr. Gigione, tormentato, buffo e simpatico, insomma sa di essere un eroe, ma il prendersi poco sul serio è il suo modo per non impazzire.

Emma Stone gli tiene testa, cosa che nei cinecomic non accade quasi mai – eccezion fatta per Pepper Potts – ed è una comprimaria valida, determinata ed incredibilmente simpatica.

La sorpresa è anche Dane DeHaan. Parliamoci chiaro: il suo Harry Osborn viene buttato nella storia a casaccio con un ’ah e poi c’è il miglior amico tormentato di Peter di cui non vi avevamo mai parlato’, eppure l’interpretazione dell’attore, in bilico tra coscienza e lato oscuro salvano il tutto.

Nel complesso: The Amazing Spider Man 2 viene promosso nell’ottica di film di transizione, con cose da migliorare e il valore aggiunto di un bel cast. Se Marc Webb riuscirà a rimediare ai piccoli errori di questo capitolo, possiamo prepararci ad un terzo episodio col botto.

Da vedere comunque anche perché – senza fare spoiler – è quello che segue molto di più il fumetto originale ed è quindi utile per capire come cambia Peter Parker e soprattutto perché.

Voto finale: 7

Le uscite del Weekend: Anderson vs Aronoksfy

Dopo tante settimane di sospensione, torna la rubrica dedicata ai film del weekend.

Questo weekend è molto speciale per me perché è quello del mio compleanno e sono contenta che cada nell’uscita di un film che mi è piaciuto molto (Grand Budapest Hotel) e di uno che mi ha sorpresa (Noah).

Quindi se non avete ancora deciso cosa andare a vedere in sala, voilà:

Barry Gloria e i Disco Worms: Animazione tedesca uscita in patria nel 2008 e che ci racconta le vicende del verme Barry che decide di elevarsi dal suo status sociale…di verme appunto, fondando una band musicale.

Mister Morgan: Michael Caine che è già una garanzia, la graziosa Clemence Poesy, l’adattamento del romanzo di Francoise Dorner e le musiche di Hans Zimmer. Questa pellicola sembra molto interessante. La storia è quella dell’amicizia tra un insegnante in pensione ed una donna molto più giovane di lui, che restituirà ad entrambi la fiducia nel prossimo. Da vedere.

Oculus – il riflesso del male: la solita storia di maledizioni e possessioni demoniache, che colpisce un’ignara famiglia. Lo confesso però, a me questi film intrigano sempre. Non al cinema, ma magari in dvd a casa. Con la luce accesa. Il telefono vicino….

Un matrimonio da favola: Visto che siamo quasi arrivati alla Santa Pasqua, trattasi di cinecolomba, o cineovetto, o cinepastiera…insomma fate voi. Comunque è l’ennesima commedia di Carlo Vanzina. Ne sentivamo il bisogno? Io francamente no. L’unica cosa carina è la presenza nel cast di Ricky Memphis e Giorgio Pasotti, già amici di set in Distretto di Polizia e qui nei panni di protagonista e amico. Il trailer è dettagliatissimo quindi a voi il giudizio.

Grand Budapest Hotel: Raffinata come solo le pellicole di Wes Anderson possono essere, un cast in parte e delle scenografie meravigliose. Visto in anteprima, lo consiglio per la capacità di trasportarti completamente nella storia, un viaggio coloratissimo e divertente!

Noah: pollice in su per il film di Aronofsky, altro competitor al botteghino questa settimana. Se non avete letto la recensione, ecco qui!

Noah – Recensione in anteprima del film di Darren Aronofsky

Sarà in sala a partire da domani per Universal, Noah, blockbuster epico diretto da Darren Aronofsky e con Russell Crowe mattatore.

Ieri per l’appunto ho assistito in anteprima alla proiezione stampa, durante la quale ho potuto ulteriormente rafforzare due grande certezze della mia vita: il 3D mi fa venire il mal di testa e i giornalisti a casa non mangiano (non sono riuscita ad arrivare nemmeno al tavolo del buffet talmente si camminavano sopra a vicenda).

Comunque se avete aperto il mio post, oltre ad essere affezionati lettori sicuramente di questo film vorrete saperne qualcosa. Innanzitutto alcune informazioni: la pellicola è stata portata alla luce sotto l’egida di Paramount Pictures, Regency Pictures e Protozoa Pictures. E’ in 3D come vuole la moda del momento. Vi è un ampio uso di effetti digitali (il diluvio ovviamente, e gli animali sono stati realizzati in Cgi).

Partiamo dalla cosa fondamentale per una recensione: a me il film è piaciuto. Attenzione però: non piaciuto tipo ’oddioèilfilmpiùbellocheabbiamaivistoeilmiopreferito’. Piaciuto contestualizzandolo all’interno di quello che mi aspetto da un film di questo tipo: che sia movimentato, che mi intrattenga, e che comunque mi trasmetta un qualche messaggio. Noah ha almeno in parte adempiuto a questi ‘doveri’ e quindi se è questo quello che volete da una pellicola del genere, lo consiglio. Poi se ci andate pensando di vedere Jim Jarmusch statevene a casa, è come andare a vedere Captain America pensando di trovare Bertolucci ecco.

La storia la conoscete tutti, che è quella della costruzione dell’Arca di biblica memoria, seppur con qualche licenza. Ora, le mie competenze religiose risalgono al catechismo dei nove anni, quindi mi asterrei volentieri da un giudizio di questo tipo, ma immagino che il film non mancherà di far discutere. Certo è che se si prende una delle parti più importanti dell’Antico Testamento e lo si rilegge con delle modifiche – compreso rappresentare gli Angeli caduti come delle specie di Transformers – si va incontro a polemiche a prescindere, ed immagino che Aronofsky non perderà il sonno per questo.

Il regista comunque non mi delude: ho amato il suo stile ne Il Cigno Nero e in The Wrestler e anche qui il marchio si vede. La regia di Aronofsky rende Noah un gradino superiore ai blockbusteroni tutto azione cui siamo abituati.

Io l’ho trovato molto suggestivo dal punto di vista visivo – su tutte mi sono emozionata nelle scene sulla spiegazione della creazione – e vagamente inquietante in tutta la rappresentazione del grande diluvio.

I punti negativi sono essenzialmente due, la lunghezza e parte del cast.

Quando parlavo di intrattenimento intendevo dire proprio questo: per me un film deve tenermi incollata allo schermo, devo dimenticare quanto tempo è passato dai titoli di testa, non devo aver voglia di guardare il cellulare. Questo è accaduto per tutta la prima metà, diciamo almeno fino al momento in cui tutta la famiglia di Noah sale sull’arca. Da lì avrei sforbiciato qua e là qualche scena, fino al finale comunque azzeccato.

Mentre Jennifer Connelly fa il suo senza infamia e senza lode, ‘i figli di Noah’ deludono abbastanza. Logan Lerman è bello ma non balla, Douglas Booth ci prova e pur avendo un aspetto fisico adatto alla pellicola non si distingue. Su Emma Watson poi mi dispiace ma dopo qualche pellicola è tempo di dirlo: in Harry Potter spiccava rispetto ai coetanei perché diciamolo, Grint e Radcliffe erano simpatici ma legnosi, eppure dall’addio al personaggio di Hermione non vedo crescita.

Per fortuna però il film si chiama Noah e Noah è un attore che qui regge da solo il peso di tutta la pellicola. Non sono particolarmente fan di Russell Crowe, secondo me nella sua carriera ha avuto momenti di fortuna (Il Gladiatore), possibilità di dimostrare le sue capacità (A beautiful mind) e scivoloni evitabili (Robin Hood). Qui mi è piaciuto, l’ho trovato perfettamente in parte. Il suo Noah è un uomo forte e di poche parole, buono e legato alla sua famiglia, di fede ovviamente, e dalla volontà incrollabile. Il modo in cui Crowe porta in scena il suo cambiamento, dalla scoperta di poter ‘sentire’ il ‘Creatore’, il peso del compito, e il dolore interiore per le terribili scelte che deve fare, è stato molto umano, reale, perché Noah sarà stato anche il Prescelto, ma discende comunque dalla stirpe del peccatore Adamo. Poi chiaramente parliamo di un film d’azione quindi due tre momenti Gladiatore ci stanno.

In definitiva lo promuoviamo con riserva dai. E comunque io continuo a non percepirlo il 3D salvo il mal di testa.

Voto da 1 a 10: 7+

Una sola domanda: Ma quindi adesso Anthony Hopkins lo usano come jolly per ‘dare un tono’ più elitario ai film? (Vedi Thor).