Noah – Recensione in anteprima del film di Darren Aronofsky

Sarà in sala a partire da domani per Universal, Noah, blockbuster epico diretto da Darren Aronofsky e con Russell Crowe mattatore.

Ieri per l’appunto ho assistito in anteprima alla proiezione stampa, durante la quale ho potuto ulteriormente rafforzare due grande certezze della mia vita: il 3D mi fa venire il mal di testa e i giornalisti a casa non mangiano (non sono riuscita ad arrivare nemmeno al tavolo del buffet talmente si camminavano sopra a vicenda).

Comunque se avete aperto il mio post, oltre ad essere affezionati lettori sicuramente di questo film vorrete saperne qualcosa. Innanzitutto alcune informazioni: la pellicola è stata portata alla luce sotto l’egida di Paramount Pictures, Regency Pictures e Protozoa Pictures. E’ in 3D come vuole la moda del momento. Vi è un ampio uso di effetti digitali (il diluvio ovviamente, e gli animali sono stati realizzati in Cgi).

Partiamo dalla cosa fondamentale per una recensione: a me il film è piaciuto. Attenzione però: non piaciuto tipo ’oddioèilfilmpiùbellocheabbiamaivistoeilmiopreferito’. Piaciuto contestualizzandolo all’interno di quello che mi aspetto da un film di questo tipo: che sia movimentato, che mi intrattenga, e che comunque mi trasmetta un qualche messaggio. Noah ha almeno in parte adempiuto a questi ‘doveri’ e quindi se è questo quello che volete da una pellicola del genere, lo consiglio. Poi se ci andate pensando di vedere Jim Jarmusch statevene a casa, è come andare a vedere Captain America pensando di trovare Bertolucci ecco.

La storia la conoscete tutti, che è quella della costruzione dell’Arca di biblica memoria, seppur con qualche licenza. Ora, le mie competenze religiose risalgono al catechismo dei nove anni, quindi mi asterrei volentieri da un giudizio di questo tipo, ma immagino che il film non mancherà di far discutere. Certo è che se si prende una delle parti più importanti dell’Antico Testamento e lo si rilegge con delle modifiche – compreso rappresentare gli Angeli caduti come delle specie di Transformers – si va incontro a polemiche a prescindere, ed immagino che Aronofsky non perderà il sonno per questo.

Il regista comunque non mi delude: ho amato il suo stile ne Il Cigno Nero e in The Wrestler e anche qui il marchio si vede. La regia di Aronofsky rende Noah un gradino superiore ai blockbusteroni tutto azione cui siamo abituati.

Io l’ho trovato molto suggestivo dal punto di vista visivo – su tutte mi sono emozionata nelle scene sulla spiegazione della creazione – e vagamente inquietante in tutta la rappresentazione del grande diluvio.

I punti negativi sono essenzialmente due, la lunghezza e parte del cast.

Quando parlavo di intrattenimento intendevo dire proprio questo: per me un film deve tenermi incollata allo schermo, devo dimenticare quanto tempo è passato dai titoli di testa, non devo aver voglia di guardare il cellulare. Questo è accaduto per tutta la prima metà, diciamo almeno fino al momento in cui tutta la famiglia di Noah sale sull’arca. Da lì avrei sforbiciato qua e là qualche scena, fino al finale comunque azzeccato.

Mentre Jennifer Connelly fa il suo senza infamia e senza lode, ‘i figli di Noah’ deludono abbastanza. Logan Lerman è bello ma non balla, Douglas Booth ci prova e pur avendo un aspetto fisico adatto alla pellicola non si distingue. Su Emma Watson poi mi dispiace ma dopo qualche pellicola è tempo di dirlo: in Harry Potter spiccava rispetto ai coetanei perché diciamolo, Grint e Radcliffe erano simpatici ma legnosi, eppure dall’addio al personaggio di Hermione non vedo crescita.

Per fortuna però il film si chiama Noah e Noah è un attore che qui regge da solo il peso di tutta la pellicola. Non sono particolarmente fan di Russell Crowe, secondo me nella sua carriera ha avuto momenti di fortuna (Il Gladiatore), possibilità di dimostrare le sue capacità (A beautiful mind) e scivoloni evitabili (Robin Hood). Qui mi è piaciuto, l’ho trovato perfettamente in parte. Il suo Noah è un uomo forte e di poche parole, buono e legato alla sua famiglia, di fede ovviamente, e dalla volontà incrollabile. Il modo in cui Crowe porta in scena il suo cambiamento, dalla scoperta di poter ‘sentire’ il ‘Creatore’, il peso del compito, e il dolore interiore per le terribili scelte che deve fare, è stato molto umano, reale, perché Noah sarà stato anche il Prescelto, ma discende comunque dalla stirpe del peccatore Adamo. Poi chiaramente parliamo di un film d’azione quindi due tre momenti Gladiatore ci stanno.

In definitiva lo promuoviamo con riserva dai. E comunque io continuo a non percepirlo il 3D salvo il mal di testa.

Voto da 1 a 10: 7+

Una sola domanda: Ma quindi adesso Anthony Hopkins lo usano come jolly per ‘dare un tono’ più elitario ai film? (Vedi Thor).

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