Game of Thrones 4×05 ‘First of His Name’

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Rieccoci con il consueto appuntamento settimanale con Game of Thrones: episodio numero 5, è tempo di fare bilanci. Prima però le solite raccomandazioni. COMMENTO RICCO DI SPOILER QUINDI SE NON AVETE ANCORA VISTO L’EPISODIO, ANDATE E TORNATE QUANDO AVRETE PROVVEDUTO.OPPURE LEGGETE UGUALMENTE, MA NON DITE CHE NON VI AVEVO AVVERTITO EH.

First of his name’ è ovviamente riferito al piccolo dolce Tommen, incoronato Re dei Sette Regni dopo la felice dipartita dello psycho fratello. Di male in peggio direte, Re sempre più piccoli d’età e invece forse, essendo il tenero leoncino al momento uno dei pochi membri sani di mente di Casa Lannister, potrebbe essere una manna dal cielo.

A dirlo è anche la stessa Cersei, che dopo essersi accorta delle occhiate lussuriose tra suo figlio e PedoMargaery, decide che è il momento di parlare con la giovane, per delineare il loro futuro, o quantomeno per evitare che porti Tommen alla cecità. Il dialogo tra le due è molto bello se non altro per come ne esce Cersei. Se nei primi episodi avevo detto che Lena Headey mi stava deludendo per la sua interpretazione, oggi dico che porta in scena il dolore di una Regina per la morte del figlio in maniera toccante. Poi certo, intendiamoci, Cersei è sempre la solita stronza e tutto quello che le sta capitando è assolutamente meritato per tutta una serie di ragioni: a) dimezzamento della famiglia Stark con Ned in testa e che forse avrebbe potuto darle una mano b) uccisione della metalupa Lady c) umiliazione pubblica del vero Obi Wan Kenobi della serie, Ser Barristan d) avallo di tutte le iniziative del figlio psicopatico e) prendersela con Tyrion solo perché venendo al mondo ha causato la morte della loro madre d) aver dato della vacca a Brienne.

Comunque sentire Cersei ammettere che sì, Joffrey era uno stronzo mentecatto è stato meraviglioso, così come sentirla ammettere che pur amandolo immensamente, vede la sua morte come un nuovo inizio. Invita così Margaery a ponderare l’eventualità di un nuovo matrimonio (ignorando però le pedovisitenotturne che la ragazza fa al giovane Re), non tanto perché la apprezza, quanto perché i Tyrell sono ricchi sfondati. Quell’altra faccia di bronzo di Tywin fa infatti notare che i nani da circo e varie amenità più la guerra scatenata da Joffrey per aver voluto ’decorare la Fortezza Rossa con la testa di Ned Stark’ (cit.), sono costati un patrimonio e che quindi è più che necessario rafforzare l’alleanza con la casa di Alto Giardino.  Cersei accetta non senza sottolineare che lei ha fatto tutto per la sua famiglia e forse merita una ricompensa, la condanna di Tyrion. Maledetta, il giorno in cui Martin asfalterà anche te non sarà mai troppo vicino.

L’unica speranza di vedere un pò di movimento a Westeros, è rappresentata da Daenerys che però – dice – non è ancora pronta. Prima chiede ai suoi ometti se il suo esercito potrebbe essere all’altezza (e non lo so tesoro mio, Gli Immacolati, i Secondi Figli e tre draghi adolescenti, che vuoi di più tricche tracche e bombe a mano?), poi congeda tutti per poter dare dell’idiota a Ser Jorah, che tanto con l’entrata di Daario Naharis in scena non potrebbe essere più forever alone. No, la Khaleesi non andrà alla conquista dei Sette Regni, finché non avrà portato la pace nella baia degli schiavisti. ’I will do what a queen do. I will rule’. Lallero.

Veniamo però al momento più importante dell’episodio, la saga di Pedobaelish e della sfiga continua di Sansa. Si diceva nello scorso commento che forse la Stark poteva esser finita dalla padella alla brace: ebbene Zia Lysa è ancora più pazza di quando voleva  parcheggiare Tyrion, con l’aggravante che è pure gelosa del rapporto tra la ragazza e Petyr. La cosa importante però è che parlando con Baelish, Lysa rivela qualcosa di inaspettato, in stile spiegone dei villain nei film d’azione: è stata lei e non i Lannister, ad avvelenare suo marito Jon, tutto per l’amore di Baelish che l’ha plagiata fino a quel momento. (Breve recap per chi se lo fosse dimenticato: tutte le vicende del Trono, iniziano con la morte di Jon Arryn, primo cavaliere di Re Robert Baratheon, che a sua volta corre a Grande Inverno a chiedere all’amico Ned Stark di prendere il suo posto. Qui la moglie di Ned, Catelyn Tully, riceve una lettera della sorella Lysa, nella quale afferma che Arryn sarebbe stato avvelenato dai Lannister. Si innescano così tutta una serie di eventi, da Bran assalito da Jamie per aver scoperto il suo segreto, a Tyrion accusato di aver tentato di uccidere il bambino, fino all’arrivo di Ned a King’s Landing per indagare e proteggere il Re. Ricapitolando, è sì probabile che Jon Arryn avesse scoperto la relazione incestuosa di Jaime e Cersei – un segreto di pulcinella – ma è morto al momento giusto, per mano di Lysa e Baelish. Quest’ultimo voleva probabilmente separare Ned e Cat così da riavere la donna che amava tutta per se, se non fosse intervenuta nel mezzo la follia di Joffrey. E ora si trova con la sorella pazza come premio di consolazione).

Seguono Brienne e Podrick verso la Barriera alla ricerca di Sansa in un paio di scene abbastanza inutili (che poi tutti pensano che i ragazzi Stark se ne vadano dal fratellino illeggittimo e invece il poro Jon Snow non se lo fila di striscio nessuno).

Cersei e Oberyn discutono della permanenza di Myrcella a Dorne e la Vipera Rossa non manca di sottolineare la piccola storiella della sorella stuprata e uccisa: entrasse nella sala del Trono e decapitasse Tywin direttamente, almeno vedremmo del movimento.

Arya continua a minacciare di morte il Mastino e lui la umilia dicendole fondamentalmente che Syrio Forel era un cazzone ed entrando a piedi pari nella mia personale top ten di personaggi Got che devono morire fulminati all’istante (lui, Pycelle, Cersei, Allister Thorne, Lord Bolton).

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Infine Jon Snow non saprà mai niente di niente, ma è sicuramente l’uomo partita Sky della puntata. Questo deve fare: stare zitto e combattere, perché nelle scene al Castello di Craster sembrava quasi un vero leader. Poi c’è quel piccolo dettaglio di Bran e compagnia a pochi centimetri da lui, che però sceglie di non farsi vedere perché deve cercare il corvo con tre occhi ecc. Oh, sti Stark saranno pure i puri della storia, ma decisamente hanno i neuroni che non fanno contatto.

Siamo al quinto episodio, metà serie, è quindi tempo di bilanci.

Questa quarta serie è tratta dalla seconda parte di Il portale delle tenebre con parti prese da Il dominio della Regina e da I guerrieri del ghiaccio. Ebbene c’era il potenziale per creare una serie bomba, come su carta pensavamo tutti si sarebbe rivelata. Certo è chiaro che Game of Thrones è comunque a tutt’oggi un pezzo d’antologia della serialità, aiutato anche da un cast di livello, ma la lentezza con cui stanno procedendo queste puntate rende la quarta stagione nettamente inferiore alle precedenti.

Non c’è quasi mai il cliffhanger a fine episodio, il montaggio è assurdo, con personaggi che appaiono e poi spariscono (Theon e Ramsay per esempio). Piazzare la morte di Joffrey al secondo episodio doveva essere il preludio per una serie martellante di eventi, mentre ad oggi abbiano le pippette di Tommen, Tyrion sbattuto da tempo immemore nelle segrete, ed Oberyn, personaggio importantissimo, ridotto a macchietta che ripete a manovella sempre lo stesso concetto. La Khaleesi non si smuove, così come Arya (la cui storia nei libri è fantastica) mentre non si capisce assolutamente nulla delle vicende di Bran. Inserire poi la mai avvenuta battaglia da Craster quando ci sarebbero milioni di cose da raccontare, è folle.

La cosa è questa: o a partire dal prossimo episodio, le storie mettono il turbo, oppure dobbiamo prendere questa stagione come assestamento in vista del futuro e delle misteriose rivelazioni che Martin ha fatto agli sceneggiatori.

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