Game of Thrones 4×06 – ‘The laws of Gods and Men’

Come ogni quasi inizio settimana parliamo di Game of Thrones e dell’episodio 4×06 ’The Laws of Gods and Men’. Prima però il consueto ATTENZIONE SPOILER, SE NON AVETE VISTO L’EPISODIO CORRETE VIA A GAMBE LEVATE E TORNATE POI, OPPURE PROSEGUITE MA NON VI LAMENTATE.

Dal mio punto di vista ecco finalmente un episodio qualitativamente superiore ai precedenti. Non nella sua totalità purtroppo, rimangono come sempre problemi di montaggio e/o lentezza nello sviluppo delle varie storylines.

Iniziamo con uno dei personaggi più problematici e cioè Stannis Baratheon. Qui il problema è alla base, cioè alla sua caratterizzazione. Intendiamoci, nei libri non è più simpatico, ma sicuramente rende molto meglio l’idea di ‘implacabile guerriero’: qui lo vediamo sempre in balia di rodimenti di culo, succube della Donna Rossa,  infastidito dalla presenza della moglie e di Ser Davos. Per quale motivo poi Davos abbia di lui così alta stima, è ignoto, visto che dalla sua prima apparizione, l’unico istinto capace di evocare nello spettatore è quello di sputargli in faccia. La scena con Stannis però ci presenta finalmente la Banca di Bravoos fino ad ora entità astratta, sempre molto ben al corrente di tutto ciò che accade a Westeros.

Veniamo poi al nuovo problema di montaggio della puntata, cioè l’apparizione di Yara Greyjoy. Capite bene che senza un ’previously on Game of Thrones’, uno spettatore meno attento o che non ha letto i romanzi, fa un pò fatica a ricordarla visto che in totale l’abbiamo vista tre volte. Anyway, Yara va a riprendersi il fratellino Theon prigioniero di Ramsay Bolton, trovando però quello che ne resta, ovvero un uomo completamente plagiato che afferma di chiamarsi Reek. I Greyjoy hanno tutti un grande senso della famiglia a quanto pare, così Yara invece di portarlo comunque via di lì, decide che ormai il piccolo Theon è perso e tanti saluti. Ramsay però ha qualcosa in mente e diamo così via ad un nuovo capitolo della tortura mentale dei Bolton.

Torniamo a Meeren dove i cuccioli di drago di Daenerys iniziano a dare problemi con il loro temperamento infuocato e la stessa Khaleesi sembra avere problemi con il suo nuovo ruolo di Regina. Incontriamo però uno dei personaggi da tenere d’occhio, Hizdar zo Loraq, un nobile di Meeren, che pur riconoscendo l’autorità della nuova sovrana, le chiede di mostrare pietà per i 163 cadaveri crocifissi, tra i quali quello di suo padre. Io credo che gli autori abbiano deciso di mostrarci il carattere Targaryen della Khaleesi, della serie ’Io prendo da solo le mie decisioni perché ho il sangue del drago e bla bla bla’. Comunque da protagonista che era, Daenerys sembra confinata ad un ruolo riempitivo, visto che in sei episodi l’avremo vista dieci minuti in tutto.

Pochino se paragonato alla prima stagione, dove in dieci episodi era prima una timida principessa, poi khaleesi, poi aspirante regina e infine madre dei draghi. Mah.

La parte più importante dell’episodio è però tutta quella che si svolge ad Approdo del re, sede dell’atteso processo a Tyrion. Processo, diciamo farsa e lo pensa anche Jamie che lo dice apertamente a quel verme col parrucchino di Tywin. L’unico che sembra mostrare un minimo interesse verso la vicenda è Oberyn in qualità di giudice, ma anche su di lui aleggia un enorme tabellone intermittente con scritto ’sticazzi’. Considerato che parliamo di un membro della famiglia che gli ha trucidato sorella e nipotini, io non me la sentirei di dargli torto. Sfilano così tutti testimoni pronti a riferire alla platea e ai giudici le minacce più o meno velate rivolte da Tyrion a Joffrey Lamerda, omettendo ovviamente le parti in cui il giovane Re era impegnato a malmenare giovini donzelle e/o programmare di far loro mangiare la testa del fratello morto, ma son dettagli.

Il processo farsa ha però l’enorme pregio di lasciar emergere Tyrion in tutta la sua grandiosità di personaggio e Peter Dinklage in quella di grandissimo attore. Il suo monologo finale, quello in cui davanti a Shae La Stronza che lo accusa di aver complottato con Sansa ai danni del sovrano è per me uno dei momenti più belli di quattro serie: in tre minuti Dinklage/Tyrion trasmette rabbia, rassegnazione, disillusione. ’Non sono il mostro che credete, ma vorrei aver davvero ucciso Joffrey’, sotto gli occhi di Tywin che sì, lo sta processando per essere un nano e sotto quelli di Jamie che vorrebbe salvarlo, mi ha messo i brividi.

Diamo all’episodio un 8 pieno.

In ultimo una postilla su Jamie: non ricordo se accade veramente nei libri che il cavaliere chieda a suo padre di risparmiare Tyrion in cambio della sua disponibilità a tornare a Castel Granito, ma l’ho trovata una scena molto importante. Ci aiuta a focalizzare meglio la crescita ed il cambiamento di Jamie, una persona che in fondo ha sempre fatto tutto per amore delle persone che ama, tentato omicidio di Brancompreso.

Comunque, con le battute finali, Tyrion ha decisamente rifiutato il ‘trattamento Ned Stark’: attenzione ai prossimi episodi quando si dovranno scegliere i campioni per il duello…

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