Di Profondo Rosso, cinema, famiglia e Dario Argento.

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Vi avevo detto giorni fa, dell’evento spettacolare che si è tenuto presso il Festival di Eutropia, nel cuore di Roma, Testaccio.

Conoscete la band Goblin, e il legame a doppio filo con Profondo Rosso ed il suo creatore Dario Argento. Ebbene quello che è stato portato in scena giorni fa è qualcosa di veramente unico: proiezione del film con colonna sonora, suonata LIVE dal gruppo, in simultanea con la pellicola.

Sinceramente, poche volte mi è capitato di assistere a qualcosa del genere, di cosi ben fatto ed originale, nonostante la visione della pellicola, che pur conoscevo, mi ha fatto star sveglia di notte.

La mia storia con Profondo Rosso parte da lontano, ha molto a che fare con il mio amore per il cinema e per certi versi rappresenta un filo comico conduttore in alcuni eventi professionali.

La prima volta che ne sentii parlare fu in occasione di una lezione di musica alle scuole medie: il mio professore lo prese ad esempio in una lezione sul contrasto tra musica ed immagini, concentrandosi sulla celebre melodia per bambini che chi ha visto il film conosce bene, messa a contrasto con scene di assoluta crudeltà. Per lasciarci comprendere bene il concetto avrebbe voluto farci vedere il film, ma capite bene che per sottoporre un gruppo di dodicenni a tale visione era necessaria l’autorizzazione dei genitori. Mia madre ovviamente si oppose, tanto per accelerare il temuto processo di emarginazione sociale che i bambini tanto temono, facendomi guadagnare per un buon mese una bella C di Cacacazzi sul petto.

La mia mamma d’altra parte era quella che si indignava quando guardavo le prime serie di Dawson’s creek per l’esplicito linguaggio su sesso e droga, mio padre invece è sempre stato più naif: per dire che mi lasciava leggere Diabolik prima di dormire al buio, per poi pentirsene quando nel cuore della notte lo chiamavo terrorizzata dal piano di sotto.

Seguendo questa linea quindi, quando un anno dopo gli chiesi: ’Papà, mi fai vedere Profondo Rosso?’, non rispose ’Ma non preferiresti Bambi?’, piuttosto ‘va bene, basta che poi non ti spaventi di notte’. All’epoca ovviamente tutto quello che mi rimase impresso fu il sangue e la violenza più che l’arte di Dario Argento e difatti quella stessa notte svegliai mio padre dicendogli che ’c’è una vestaglia dietro la porta che vuole uccidermi’. Allo stesso tempo Profondo Rosso mi aprì tutto un mondo che fino ad allora avevo trascurato occupata com’ero dai cartoni Disney, da E.t. e la Storia infinita, da Robin Hood con Kevin Costner e Top Gun. Esisteva un altro genere, tremendamente pauroso, ma incredibilmente affascinante.

Anni e tanti film, anche di Dario Argento dopo, avevo iniziato un percorso lavorativo in una società di distribuzione. Uno dei miei incarichi fu quello di partecipare a questo festival dell’horror a Roma Sud, dove l’ospite d’onore era appunto Dario, che però non era particolarmente in forma, molto sottotono, poco entusiasta. In quell’occasione incontrai anche Claudio Simonetti. Di lui invece ricordo la grande disponibilità sia verso i fan, che verso l’organizzazione in generale. Voglio dire, ti aspetteresti che dopo tanto tempo, uno si sia anche stufato di sentir parlare sempre della colonna sonora di un film, quando i Goblin hanno all’attivo anche molto altro. A lui non importava, anzi.

Dario Argento poi lo rividi successivamente a Venezia durante il Festival: per il mio ufficio lui rappresentava anche l’opportunità di attirare Tarantino, in quell’edizione Presidente di Giuria, e con lui la stampa, durante la promozione del film su cui lavoravamo. Nonostante lo abbia visto ben due volte, non sono mai riuscita a chiedergli nulla di Profondo Rosso, ne a raccontargli nulla di quanto abbia significato per me. Mi è rimasto comunque un ricordo insolito, se accostato al re dell’horror italiano: il capo ci impose infatti di non importunarlo con domande lavorative e quindi di lui ogni volta ricordo con divertimento, i racconti su sua madre, il suo cane e i vicoli di Roma. Lo guardavo, così magro, dimesso e pacato e tuttora non mi faccio una ragione di come un ometto così, possa esser capace di ideare simili pellicole (sì, anche Il Cartaio, ma questa è un’altra storia).

Capite bene quanto fomentata fossi per l’evento dell’altra sera, che pure è stato come un’anteprima per me: di Profondo Rosso non ho più visto niente, salvo alcuni filmati, dopo quella volta con papà. Rivederlo da adulta, con tutta un’altra attenzione alle immagini, è stato spettacolare: le inquadrature, la cura per i dettagli, lo stile e la scelta del cast, e ovviamente la colonna sonora, che pure è fondamentale per la riuscita del film, me lo hanno fatto apprezzare ancora di più. Sono morta di paura nuovamente, nonostante fossi in mezzo a non so quante persone e insieme alla mia amica, che pure se la faceva sotto come me, abbiamo concluso che la morale del film è ‘Mai fidarsi delle vecchiette’.

E’ veramente bello che si riesca ogni tanto ad organizzare eventi di questo tipo, fruibili da tutti soprattutto, perché dieci euro di biglietto per uno spettacolo simile, credetemi sono una cifra ridicola.

E niente anche questa volta vi avevo detto che il blog era in ferie ma non ci sono riuscita, adesso però me ne vado veramente al mare. Voi se potete, cercate la pagina di Eutropia su Fb e guardate qualche video della serata.

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