Posh – Recensione in anteprima del film di Lone Scherfiger

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In principio fu The skulls, pellicola diretta da Rob Cohen dove un giovanissimo Joshua Jackson si approcciava al mondo delle confraternite segrete in quel di Oxford.

Anni dopo è Laura Wade ad andare di nuovo a scavare nell’affascinante e misterioso mondo segreto degli elitari club universitari: nasce così The riot club, pièce teatrale andata in scena per la prima volta nel 2010 e, si dice, forse ispirata anche a quel Bullingdon Club del quale si mormora facesse parte anche un certo David Cameron.

Ora The Riot Club diventa Posh, e diretto dalla danese Lone Scherfig arriva in sala: da noi nello specifico questo Giovedì per Notorious Pictures.

Posh significa snob, aristocratico, alla moda. Così sono i giovani rampolli che frequentano quella sacra istituzione che è l’Università di Oxford. Ragazzi e ragazze di buona famiglia, futuri dirigenti del paese. C’è Harry, figlio di un Duca e promettente schermidore, conscio del potere e della ricchezza della famiglia; Dimitri, figlio di un armatore greco, che utilizza i soldi per affermare il suo potere in società. Ci sono Hugo, studente fuori corso e nobile decaduto, James, ambizioso aspirante dirigente e poi Guy, che vive all’ombra di Dimitri e spera di trovare il suo riscatto durante l’appena iniziato anno accademico. Tutti loro appartengono all’associazione segreta Riot Club, che affonda le sue origini addirittura nel 1700 ( piccolo inciso: Sir Riot è interpretato in un breve cameo dal sempre perfetto Harry Lloyd, il Vyseris Targaryen de Il trono di spade, qui però non accreditato). E’ un club elitario e segreto al quale si accede solo dopo attenta selezione da parte dei membri in carica. Ad entrare dopo una serie di riti d’iniziazione sono Miles ed Alistair. Due ragazzi che più diversi non potrebbero essere: tanto Miles è naif, bravo ragazzo e presumibilmente giunto ad Oxford per meriti puramente accademici, quanto Alistair è snob, scostante e pieno d’odio verso la sua famiglia, portando pesantemente sulla sua testa l’eredità del fratello maggiore Sebber, in precedenza presidente del Riot Club.

Dopo l’introduzione dei personaggi il film, come in un vero spettacolo teatrale, si svolge quasi tutto all’interno di questa cena inaugurale, dove è tradizione per il club la distruzione del locale prescelto con successivo pagamento dei danni arrecati. La cena sarà teatro dell’esplicitazione delle diverse personalità dei ragazzi, fino al culmine….

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Devo dire che sono rimasta molto sorpresa durante la visione del film. Si perché visti il caso mediatico attorno ai tre giovani protagonisti Claflin, Irons e Booth, la locandina, gli hastagh su Twitter, mi aspettavo qualcosa di molto più pop, commerciale, se vogliamo rivolto ad un pubblico prettamente giovane.

Invece la pellicola è un vero psicodramma, una crudelissima ’messa al microscopio’ di un certo tipo di società, non quella degli aristocratici in generale, non sarebbe nemmeno giusto, quanto di un certo tipo di persone che vedono il denaro, il ceto di provenienza, come una metafora della loro superiorità nei confronti dei comuni mortali. Lo dimostra il fatto che i ragazzi traggano piacere dal distruggere il ristorante della loro cena, pagando profumatamente per i danni: il denaro non ha valore, anzi ne ha uno solo, quello di esplicitare la loro (presunta) magnificenza.

Interessante l’idea di ambientare quasi del tutto la seconda parte del film durante la cena: personalmente l’ho vissuta con grande angoscia circa la sorte dei commensali e degli ospiti che man mano si avvicendano nel corso della serata. Un continuo stare sul filo del rasoio, una ottima costruzione della suspence.

Se dovessi trovare un aspetto negativo forse potrei dire il finale leggermente frettoloso rispetto al resto degli eventi, forse avremmo potuto esplorare ancora determinate dinamiche.

Molto buono il cast e Sam Claflin è un villain eccezionale: lo conoscevo per ruoli completamenti diversi, come il Finnick Odair di Hunger Games, mentre qui ti spiazza con le sue espressioni glaciali, con quell’ambiguità mista a follia che traspare da ogni suo gesto. Irons e Booth sono altrettanto convincenti comprimari (forse ancora più inesperto il secondo) e chiaramente la scelta di così bei interpreti lascia intendere l’intenzione di attrarre un più vasto tipo di spettatori.

Io trovo Posh un film di grande attualità, basta pensare al fatto che la storia che racconta non è molto distante da quello che viviamo anche nel nostro paese, con questo ribaltamento dei valori in favore della grande importanza data al denaro, al successo ottenuto senza merito, all’apparire, dei quali certa tv è fomentatrice.

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E Lone Scherfig si conferma una regista raffinata anche in molte scelte a livello di inquadrature, scenografia e fotografia.

Non so se la pellicola avrà un visto censura, non credo ne abbia bisogno: alcune scene e dialoghi molto crudi ci sono, ma sinceramente, non è niente che ragazzi e ragazze di 14 anni non abbiano modo di vedere in molti altri lavori cinematografici e televisivi.

Voto finale 7

Non resta che aspettare i risultati al botteghino!

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