Gotham – Recensione dell’episodio 1×01, il pilot

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Ti prego fa che non sia un nuovo Smallville’. Questo ho pensato leggendo la notizia di una nuova serie Warner.

Parlo di Gotham, il cui pilot attesissimo in tutto il mondo, ha fatto il suo debutto lunedì negli Stati Uniti e che io ho visto ieri.

Che Batman sia il mio supereroe preferito non è un segreto, quindi sono sempre molto attenta alle novità che riguardano tutto il suo universo: ho amato i Batman di Burton con la stessa energia con cui ho odiato quelli di Joel Schumacher. Ho apprezzato i primi due di Nolan, amato Michael Caine nei panni di Alfred e storto il naso alla visione di Catwoman con Halle Berry (ma non è colpa sua pora stella, nessuno le ha detto che Catwoman è solo Michelle Pfeiffer).

Scoprire una serie che parla di Gotham city mi ha intrigata, ma allo stesso tempo preoccupata: ha senso raccontare la storia di una città senza il suo Batman? Soprattutto a margine che il designato protagonista James Gordon ce lo ricordiamo tutti come un compassato detective, integerrimo ma al contempo sfiancato da anni di lotta contro il crimine.

Il pilot risponde a questa domanda con un ‘ni’. E’ chiaro che il compito di un episodio di apertura è molto vasto: deve mostrarci la linea orizzontale gialla della serie, farci affezionare ai protagonisti ed  introdurre tutti i personaggi che vedremo man mano. Per ora mi sento di promuoverlo.

Di solito quando un pilot ti convince abbastanza da farti dire: ’vorrei vedere il secondo episodio’, per me è un buon segno. E’ stato così con Arrow, American Horror story, Grey’s anatomy, Fringe. L’amore a prima vista è stato solo per Lost, Twin Peaks, Game of Thrones, Homeland, quella sensazione da ‘ommiodio datemi subito la seconda puntata!’.

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La storia di questo Gotham, nel caso in cui nei tre mesi precedenti a questo post voi foste state chiusi in una grotta, è questa: l’episodio si apre in una Gotham cupa e corrotta. Polizia, sindaco, cittadini, sembrano tutti rassegnati al crimine, incarnato dal terribile Carmine Falcone. Una sera in un vicolo, Thomas e Martha Wayne, di ritorno dal teatro con il figlio piccolo Bruce, vengono rapinati ed uccisi da un uomo col volto coperto, proprio sotto gli occhi del bambino.

Ad indagare sul caso è chiamato il giovane agente James Gordon, da poco trasferitosi da Chicago a Gotham. Accompagnato dal collega più anziano, Harvey Bullock, Gordon in circa cinque minuti si accorge che lavorare in quella città non sarà facile. Bullock sembra aver paura del potere della ambigua Fish Mooney, e quello che sembra l’indiziato numero uno dell’omicidio potrebbe non essere la persona giusta. In 40 minuti quindi inquadriamo Gordon, il suo collega e tutta una serie di personaggi che conosciamo, in versione prequel (eccezion fatta per la Fish Mooney di Jada Pinkett Smith, creata per la serie): c’è un viscidissimo Pinguino, il futuro Enigmista, una piccola Poison Ivy e poi lei, Selina Kyle. Oltre al piccolo Bruce Wayne ovviamente.

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Cosa non ci è piaciuto:

– Qualche dialogo troppo facilone e scontato

Barbara la fidanzata di Gordon che per comodità chiameremo LaNoia. Oltre che sciapa intuiamo pure che sarà fonte di guai.

– il didascalico Harvey Bullock: personaggio un pochino piatto e stereotipato, il poliziotto in fondo in fondo buono, ma che si piega alle regole del crimine perché ha perso le speranze.

Don Carmine Falcone, il peggior mafioso mai visto sullo schermo, cappottone nero, movenze da santone e pure il saluto finale in italiano. Mancavano un piatto di spaghetti e un mandolino e stavamo a posto.

Cosa ci è piaciuto:

Ben McKenzie: ammetto che è strano guardarlo e pensare che questo giovane si trasformerà nel futuro compassato detective. Gli autori gli regalano un entrata in scena da eroe del giorno, qualche battuta azzeccata e una perfetta spiegazione del suo background di integerrimo tutore della legge. McKenzie è bravo e convincente, probabilmente in grado di portarsi sulle spalle il peso dell’intera serie. Lo ammetto però, in 40 minuti ben tre personaggi si sono rivolti a lui con la frase ’ e tu chi sei?’, facendomi immediatamente scattare potentissimo il dèjà vu con quel ’Chiunque tu vuoi che io sia’ di TheOc-iana memoria.

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Bruce Wayne: sarà un ruolo marginale il suo ovviamente, ma ci piace questo ragazzino al contempo spaventato, ma anche molto maturo.

Fish Mooney: nonostante il grande big bad della stagione dovrebbe essere Falcone e il suo impero mafioso pieno di segreti, il personaggio della Pinkett Smith lo asfalta in due nanosecondi. Cattiva, affascinante, crudele, è il vero nemico da cui Gordon deve guardarsi le spalle.

BadAss Alfred Pennyworth: l’aplomb è sempre quello del maggiordomo signorile eppure questo giovane Alfred ci spiazza con questo atteggiamento protettivo/aggressivo, anche abbastanza schifato nei confronti della polizia (dategli torto). A quando una rissa con Gordon?

Voto al pilot 7

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