Le belle scoperte: Il più bel secolo della mia vita

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Arrivo in ritardo rispetto alla programmazione attuale, ma negli ultimi tempi la vita lavorativa ha preso di molto il sopravvento su
quella del blog (fortunatamente direi, per quanto mi dispiaccia non poter far
tutto). Mi tengo sempre aggiornata, ma ho ovviamente meno tempo di aggiornare
voi.

Sabato scorso però sono stata a teatro e niente, mi sono
divertita così tanto che credo sia doveroso invitare più persone possibile a
divertirsi quanto me.

C’è questo spettacolo, che si chiama Il più bel secolo della mia vita. È scritto e diretto da  Alessandro
Bardani
e Luigi di Capua (The
Pills) ed ha il raro pregio (credetemi sì, e di noiose intellettualate senza
capo né coda per lavoro ne ho viste che manco ve lo sto a dì) di saper
raccontare un argomento serio e assurdo, come tanti ce ne sono nel nostro
paese, coinvolgendoti,  facendoti ridere
ed emozionare.

Nel nostro Paese c’è una legge, la 184/1983 che vieta ai
figli non riconosciuti la possibilità di conoscere il nome della madre naturale
fino al  compimento del centesimo  anno d’età. Praticamente una delle tante
supercazzole del Belpaese e difatti  tre
anni fa, la Corte europea ne ha dichiarato uno degli articoli, il numero 28,
lesivo di due diritti fondamentali dell’uomo, la conoscenza della propria
identità personale e la possibilità di prevenire malattie ereditarie.

Lo spettacolo parte da qui, mettendo a confronto Giovanni, trentenne un po’ morto di
sonno e che , da figlio di n.n. si batte per l’abolizione di questa legge, con Gustavo, altro figlio di n.n., che sta
per compiere cento anni, ma che a differenza sua, è completamente
disinteressato all’argomento.

E’ uno scontro generazionale in piena regola il loro, di
ideali, stili di vita, scelte, confezionato con una  serie infinita di battute al vetriolo, nelle
quali cogliamo immediatamente l’impronta dei The Pills (sempre se avete mai
visto qualcosa dei The Pills,  ma
riderete comunque). Io l’ho trovato godibile e molto attuale , uno spettacolo
nel quale è facile riconoscersi : a metà tra intrattenimento e denuncia, prende
comunque di mira una serie di smanie e atteggiamenti di cui tutti noi siamo
vittime , molto spesso senza rendercene conto.

Confesso di esser corsa a Teatro attirata dalla presenza di Francesco Montanari . un paio di anni
fa lo vidi in una trasmissione tv improvvisare in un secondo una serie di
battute create sul momento calandosi nuovamente in quel Libanese di Romanzo
Criminale – la serie che tanto successo gli ha regalato. Mi sono sempre chiesta
come sarebbe stato vederlo in un ruolo diverso, uno come lui che grazie al
Teatro si è formato.

Ebbene la voce, il tono sono quelli del Libanese ( e solo
chi ha visto Romanzo Criminale 45 volte come me, si sarà potuto accorgere che
ad un certo punto si autocita). ma  il
suo Giovanni è tanto tenero ed indifeso, impacciato, da farti stare per le
quasi due ore di spettacolo  a bocca
aperta a pensare ‘ma quanto è bravo questo, ma davvero questo faceva il Libanese’.

La sorpresa però è stata Giorgio Colangeli: visto sempre in fiction televisive (mea culpa
perché anche lui nel Teatro ci è cresciuto), qui è il vero trascinatore.  Gustavo è un uomo che ha vissuto la vita con
spensieratezza, ha amato sbagliato ed imparato tanto, così tanto da credere – a
ragione – di poter insegnare qualcosa a Giovanni, che forse sta vivendo al di
sotto delle sue possibilità ossessionato dalla sua missione di vita. Mi ricorda
tanto il mio nonnino, nella spregiudicata voglia di vivere, nel comico
turpiloquio e nell’essersi creato una corazza con le cose più brutte che gli
sono successe nella vita. Non ho potuto non identificarmi nel violento litigio
con Giovanni e sentire il magone  che
cresceva nella sua toccante scena finale.

Poi, magari non ve ne frega nulla, ma la cosa che più mi ha
colpita è stata la scenografia. O meglio la non scenografia. Una scarnissima
parete, una panca e basta, molto stile Globe Theatre ed in questo caso
funzionale, perché per entrarci in questa storia non servono chissà quali attrezzature.
Va bene così, lasciando spazio alla semplice immaginazione.

In tutto questo, Il più bel secolo della mia vita è in
cartellone al Teatro Cometa fino al 29 Marzo , il mio consiglio è quello di
approfittare (ma sbrigatevi a prenotare perché il teatro non è grandissimo e lo
spettacolo sta facendo il tutto esaurito.

Qui il link alla pagina Facebook e qui il sito del Teatro.

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