Quello che penso di ‘Dimentica il mio nome’ di Zerocalcare

Certo mi rendo conto che il libro in questione è uscito da anni, ma vi ho forse detto che questo è un bookblog con recensioni che spaccano il minuto?

Che mi piace moltissimo leggere lo sapete già se non è la prima volta che aprite un mio post, e vi ho già parlato della mia fittissima lista di libri. Sicuramente se la ricorda molto bene il lettore col nome di fantasia Simba, reo di averla erroneamente cancellata dal mio telefono e che per questo si è beccato un meraviglioso sproloquio da gattara pazza.

Dimentica il mio nome‘ era nella mia lista da parecchio. Non sono una groupie della prima ora di Zerocalcare, mi diverte moltissimo e quando capìta leggo il suo blog, così quando una mia amica ne ha parlato su Facebook (a proposito lei è una bravissima mamma blogger e freelance e qui potete leggerla), mi sono convinta ad iniziarlo una volta archiviato ‘Il seggio vacante‘ di J.K. Rowling. Complice qualche viaggio in treno in piena solitudine l’ho finito in due giorni, durante i quali ridevo e piangevo contemporaneamente, col risultato che alcuni passeggeri del regionale per Pisa ora pensano che io soffra di forte bipolarismo (non che sbaglino completamente eh).

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La storia prende le basi dalla morte di Mamie, amatissima nonna di Calcare, in realtà nata Huguette. Per Calcare questa è la linea di demarcazione che lo separa dal diventare adulto davvero e trovandosi a dover sollevare sua madre da alcune incombenze pratiche, finirà per scavare all’interno della storia della vita di sua nonna e della sua famiglia.

Non mi aspettavo di trovare così tanti elementi così ben amalgamati: c’è lo humor tipico di Zerocalcare, naturalmente c’è tanto amore per Rebibbia, ci sono personaggi che chi ha letto almeno una volta questo autore conosce, Armadillo, mamma/lady Cocca, Secco ecc,  soprattutto c’è inaspettatamente un elemento fantasy, utilizzato come espediente narrativo nello spiegarci la storia della famiglia Calcare.

Probabilmente mi è piaciuto così tanto perché lui ha la capacità di raccontare storie partendo da spunti diversi, riuscendo anche a raccontarci qualcosa di se come persona reale. Probabilmente mi è piaciuto tanto anche perché l’ho sentito ‘mio’ nel senso di vicino. Per tutto il tempo l’ho vissuto come se questo libro, fosse una sorta di terapia contro il dolore per l’autore stesso.

Non è una lettura facile, almeno non lo è stata completamente per me, che più andavo avanti, più venivo investita da una quantità tale di déjà – vu emotivi da pensare che forse non lo consiglierei a chi ha subìto una perdita molto recente. Non che al dolore ci si abitui, anzi, solo che forse io ho avuto più tempo per imparare a conviverci, così come succede a molti.dimn-p13-farecose

Divertente, molto intimo, tenero senza mai scadere nel patetico e soprattutto equilibrato nel mettere insieme così tanta ‘ROBBBA’: perdita, crescita, il rapporto con i genitori che magari ci nascondono delle cose perché alla fine siamo sempre i piccoli di casa. Non chiamatelo solo fumetto, sarebbe riduttivo.

Nel leggerlo, non essendo una fan della prima ora partivo con una mente priva di qualsiasi preconcetto: ‘E’ meglio questo o la Profezia dell’Armadillo?’ ‘ Zero ha cambiato modo di raccontare con il tempo? E’ migliorato, peggiorato?‘.

Boh. Io so che sono rimasta piacevolmente colpita da un autore che conoscevo per piccole strisce quotidiane (ho ancora le lacrime se penso a ‘I litigi su Internet’), e che mi è sempre piaciuto perché racconta la mia generazione con un’ironia che gli invidio.

Sicuramente è una lettura che ricorderò per molto. Sicuramente tra le risate scomposte in lacrime mi è venuta la voglia di procurarmi tutti gli altri lavori di Zerocalcare.

Volevo condividerlo con voi, che magari state lì e pensate, ‘che posso leggere adesso?‘.

Mi piacerebbe, se vi è passato tra le mani ‘Dimentica il mio nome’, che mi diceste cosa ne avete pensato.

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