Inside Out – Io l’ho visto e vi dico che….

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Da un punto di vista cinefilo, attendo sempre con grandi aspettative l’arrivo dell’Autunno, stagione preparatoria alla sfida al botteghino natalizia, durante la quale le case di produzione tirano fuori le loro migliori cartucce. Sono stata molto fortunata e di conseguenza felice nell’andare a vedere proprio ieri sera, Inside Out, il nuovo gioiellino Disney Pixar fresco fresco di uscita in sala.

Quando ero a Parigi ne ho ‘visto’ di ogni in giro su questo film, che diciamolo si presta ad un merchandising fenomenale, immagino i Disney Store straripanti di tazze e peluche dedicati (io, per esempio, se avessi un figlio a Carnevale lo vestirei immediatamente da Bing Bong, giusto perché non mi ci posso mascherare io stessa).

Oggi non mi va di fare una recensione classica, o come dire, tecnica: sicuramente ci saranno molti spoiler, diciamo che è la semplice reazione a caldo di una spettatrice che tutto sommato è entusiasta.

In breve Inside Out è la storia della piccola Riley, o meglio di quello che accade nel suo cervello sin dalla nascita, mostratoci attraverso le sue emozioni – veri e propri personaggi –  ognuna con il compito di aiutarla ad affrontare in modo diverso il processo di crescita, fino all’adolescenza, durante la quale causa trasferimento della sua famiglia in una nuova città, inizieranno i problemi. Le emozioni sono cinque: Paura, Tristezza, Gioia, Disgusto e Rabbia, ognuna spassosa in maniera diversa. Ho adorato Tristezza che mi dicono essere il personaggio che più ha scaldato il cuore del pubblico, ma il mio preferito è senza dubbio Paura, che se stessimo parlando del mio di cervello, verrebbe immediatamente convertito in ‘Ipocondria’.

inside out isole personalità

L’idea di base è assolutamente geniale ed anche sviluppata in maniera eccellente, praticamente una versione colorata e divertentissima di ‘Esplorando il corpo umano – il cervello‘. Ci sono le emozioni che hanno il compito di custodire i ricordi base, c’è il treno dei pensieri, gli spazzini dei ricordi a lungo termine ( anche quelli che non servono più), c’è un fantastico cinema incaricato di produrre i sogni, soprattutto c’è Bing Bong, un adorabile peluche rosa, metà elefante, metà stregatto, che piange caramelle ed è l’amico immaginario dell’infanzia di Riley.

E’ dai tempi di Up che un film d’animazione non mi divertiva ed emozionava così. Ve lo dico, per me è molto più rivolto a noi adulti o comunque ai bambini dai 10 anni in su, prima non capirebbero il messaggio dietro la storia (e difatti la sala ieri era piena di ragazzi).  Io ho riso e pianto molto immaginando nella mia testa i pupazzetti corrispettivi di Tristezza e Gioia che facevano a pugni, mentre Ipocondria se ne stava per una volta in un angolo a riposarsi.

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Vi dico quindi i motivi per i quali vi consiglio caldamente la visione di questo piccolo capolavoro bonsai (sul quale scommettiamo qualche candidatura agli Academy Awards):

  • Bing Bong: L’Amico immaginario di Riley è meraviglioso, tutto rosa e cicciottello, piange caramelle e non vede l’ora di poter tornare da lei. Ovviamente ho pianto come una fontana per tutto il tempo quando si rende conto che per lei non è più tempo di avere un amico immaginario perché è arrivato il momento di crescere.
  • Le emozioni di Riley, ma anche di mamma e papà: uno dei momenti più divertenti è esplorare anche le menti dei genitori di Riley. E le emozioni della mamma somigliano tutte alla mia professoressa di spagnolo del liceo.
  • Tristezza vs Gioia: Ad un certo punto del film ho iniziato a non sopportare Gioia. Forse se avessi visto questa pellicola a 10 anni, bella carica della serenità che la mia famiglia materna mi regalava l’avrei adorata, ma adesso che ne ho quasi 30 (Gesù), ho assorbito abbastanza cinismo da sentirmi come ‘Disgusto’ davanti al suo immarcescibile ottimismo. Per carità, ho tifato per lei per tutto il film, ma senza Tristezza, lei non avrebbe senso. Sono speculari ed indivisibili ed il modo del film di raccontarcelo è davvero una perla di sceneggiatura.
  • Pete Docter: che sarebbe il regista. E che ha costruito una pellicola di rara bellezza. Ho letto da qualche parte qualcuno che parlava di finale raffazzonato, io invece l’ho trovato adeguato ed intelligente.

Non mi è piaciuto – mi dispiace non me lo aspettavo – il corto di apertura, ‘Lava’ che ho trovato noioso. Forse era la canzone di accompagnamento che mi ha distratto per tutto il tempo dal messaggio della storia, non so. Di certo ce ne son stati di migliori.

Mi piacerebbe – se già siete andati a vederlo – sapere cosa ne avete pensato voi di questo film.

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