Vita da pendolare: i tipi da treno

Non che sia una notizia sensazionale o particolarmente scioccante, ma il lavoro fa di me una pendolare. Cosa che mi piace anche per certi versi, mi permette di leggere, dormicchiare se ho dormito poco o male, guardare le foto su Instagram, tutto questo quando non mi sto congelando rischiando di perdere il naso come Voldemort, causa permanenza al binario per ‘ritardo nella preparazione del treno‘ (non suona anche a voi come una meravigliosa supercazzola?).

Naturalmente le due ore abbondanti che trascorro ogni giorno da pendolare, mi permettono di osservare con molta attenzione la vasta umanità che frequenta abitualmente stazioni e vagoni. Questo mi ha portato a trarre la seguente conclusione: se di rado capita di incontrare persone piacevoli, molto più spesso ci si imbatte in quelli che io chiamo ‘i tipi da treno‘. Rumorosi, irrispettosi, a volte perfino comici. Li ho catalogati per voi.

I rapper/cantanti: Appartengono a questa categoria tutti quelli che salgono sul mezzo con cuffie e musica nelle orecchie. Fin qui tutto bene, lo faccio anche io, se non fosse che loro la ascoltano a decibel molto simili ad ultrasuoni, udibili anche se si siedono al piano di sotto e tu sei di sopra. Naturalmente si siedono vicino a te e per una strana congiunzione astrale non è che ascoltano i Metallica, no, figuriamoci. Laura Pausini, Biagio Antonacci, Demi Lovato, Gigi D’Alessio, Fabri Fibra. Questo tipo da treno è disponibile anche nel livello pro: quelli che non contenti di produrre inquinamento acustico, CANTICCHIANO.

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Io così.

I coatti da treno: Vengono chiamati così quelli che sentono il bisogno, soprattutto alle 7.47, di esternare tutto il loro disappunto verso Trenitalia, i passeggeri che non fanno spazio quando il treno è pieno di gente, quelli che si siedono sulle scale, i brufoli, l’escursione termica, il debito pubblico. Intendiamoci, io mi lamento ogni giorno del rapporto qualità (treni zozzi, in ritardo, strapieni, lenti) prezzo (404 euro di abbonamento annuale) del servizio di trasporto, ma lo faccio in maniera composta e spesso interiore. I coatti da treno invece hanno bisogno di fare sapere proprio a tutto, tutto il treno quanto il mondo pendolare faccia schifo e soprattutto non possono farlo se non trovano complicità in qualcuno, molto spesso te, ignaro lavoratore che volevi solo fare il Cruciverba. Mai, mai incrociare il loro sguardo, se ti fai fregare dal contatto visivo sarai depositario del loro sfogo, spesso infarcito di ‘Ahò’ e gesti delle braccia scomposti che potrebbero generare un tornado. Ancora mi fanno male i muscoli che non ho, al pensiero di una volta in cui una Coatta da treno cercava la complicità di un’altra signora nell’insultare una donna rea di non averle fatto adeguato spazio sulle scale e l’esasperazione di questa poveretta che ad un certo punto sbottò con un bel ‘E mo m’hai rotto il c***, non ho visto niente, va bene?’.

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E questa è la mia reazione ogni volta.

I polemici: Questa è una sorta di sottocategoria dei coatti da treno, in quanto vi annoveriamo i passeggeri che sentono l’esigenza di contestare la qualunque al controllore del giorno. Le loro filippiche iniziano con ‘Si ok, non ho il biglietto MA’. C’è sempre un ma, che molto spesso viene rafforzato da una polemica random, ‘eh ma vi pare normale che il 20 Novembre c’è l’aria condizionata accesa?’. La mia preferita e più gettonata però è ‘Povera Italia, chiedete il biglietto a me e agli ZINGHERI che non lo fanno no eh? E i Marò? E le foibe?’ (Fermo restando che considerata la qualità del servizio, manco io se potessi farei il biglietto, ma il paragone italiano/etnia/ è una cosa che mi fa venire le bolle).

Le chiacchierone: Con mio rammarico devo purtroppo informarvi che a questa categoria appartengono le donne. Hanno tutte una voce squillante da Chipmunks, una tariffa telefonica illimitata e soprattutto un gestore telefonico che gli consente di parlare anche da dentro una grotta. Come i rapper/cantanti, anche Le chiacchierone amano sedersi accanto a te e parlare ininterrottamente al telefono a voce alta per 45 minuti senza mai prendere fiato, con una media di 100 parole al secondo. Il livello pro è rappresentato da quelle che non hanno il telefono, ma amano parlare con l’amica di turno che però sfortunatamente è seduta quattro sedili più giù.

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Immaginatemi così

I dipendenti da Candy Crush: E fin qui non ci sarebbe nulla di male, chi non ha un giochino da cellulare con cui passare il tempo? I Dipendenti da Candy Crush sentono però l’irrefrenabile bisogno di giocarci con la suoneria attivata.

Ascoltala, ed immaginatela così a ripetizione per 60 minuti. Poi fatemi sapere.

In ultimo il tipo da treno che io temo di più, odio, che non vorrei incontrare mai, mai e poi mai.

Il paziente zero: Questo tipo da treno è normalmente affetto da tosse/raffreddore/broncopolmonite/aviaria/ quarta malattia e ha la predisposizione a sedersi davanti a te. Evidentemente il suo stato influenzale/di incubazione di malattia non specificata, gli compromette anche l’utilizzo delle mani, perché lo vedrai sempre più spesso tossire, starnutire copiosamente, senza mai, mai, mai coprirsi la bocca con qualcosa. I livello pro è rappresentato dal Paziente Zero che difronte la tua espressione disgustata/terrorizzata, ti guarda pure male.

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In quei momenti io vorrei essere vestita così

 

Mi piacerebbe sapere se anche voi avete incontrato dei tipi da treno  e se sì quali.

Nel frattempo, buon viaggio a tutti.

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6 pensieri su “Vita da pendolare: i tipi da treno

  1. Queste categorie le vedo ogni santo giorno : una alla volta o più tipologie insieme ma ad ogni modo non mancano mai!
    Aggiungerei quelli che si levano le scarpe come se stessero a casa loro incuranti della puzza e del disagio che creano. Io li chiamerei schifosi buzzurri ma non saprei se renderebbe l’idea come nome.
    Poi ci sono quelli che anziché usare le cuffiette ascoltano la musica come se il vagone fosse la loro cameretta, secondo loro noi dobbiamo subirci la loro musica passivamente così come ci subiamo la caciara nei negozi di abbigliamento. Terribili. Arroganti soprattutto.
    Poi ci sono quelli che si siedono stravaccati,con le gambe larghe o allungate in modo tale che non solo ti guardano male quando ti siedi accanto a loro ma nemmeno si restringono un po’ lasciandoti un minimo di spazio vitale,così sei costretta ad appallottolarti per poter star seduta sennò puoi benissimo morire in piedi.
    Insomma ce ne sono di soggetti sui treni. La gente non sa stare al mondo secondo me.

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  2. Scusa ma sul regionale Roma Termini – Napoli centrale ci sono anche le seguenti categorie di persone:
    – Quelli “che schifo chissà chi si è seduto su questo sedile prima di me” che si portano LE LENZUOLA e le stendono sul sedile. Sono più o meno paragonabili alle persone che sull’autobus si tengono alle aste solo se utilizzano fazzolettini di carta per evitare il contatto con il metallo. Immagino si facciano tutti questi problemi anche quanto toccano i soldi, forse la cosa più zozza del mondo. (Poi diciamocelo, io la mattina è già tanto se mi ricordo di non uscire in ciabatte, figuriamoci se potrei mai ricordarmi di portare il lenzuolo)
    – quelli che occupano i sedili perché ci devono adagiare sopra le scatole di polistirolo contenenti quintali di mozzarella di bufala che ovviamente ha più diritto di te di sedere sul treno.

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    • Ahahahaha i possessori di mozzarelle non li ho mai incontrati, in compenso ci sono quelli con diciotto valigie tutte accatastate sui sedili, che si scocciano quando glielo fai notare. I germofobici invece li ho incontrati molto di più rado, ma gli consiglierei di andare in macchina!

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