30 anni, affrontarli con il decluttering

decluttering clothes

Tra qualche settimana, affronterò finalmente il primo importante giro di boa, quello del compimento dei trenta anni. No, non sono stata colta da un’improvvisa crisi di mezza età, di bilanci sulla mia passata gioventù e tutta una sequela di cose tristi: si, lo ammetto, un paio di giorni fa sono uscita dal bagno dell’ufficio gridando ‘ho le rughe sotto gli occhi‘, ma è stata una cosa passeggera. No, non sto vivendo questa fase accompagnata da paure tipo ‘la menopausa è alle porte’, ‘la forza di gravità si accanirà inesorabile sul mio corpo‘, perché sinceramente sono molto più in pace con me stessa ora di quanto non lo fossi a quindici anni, la cellulite l’avevo anche all’epoca e sebbene non sia magra o un esempio per le fanatiche di Kayla Itsines, credo di aver finalmente imparato cosa va bene per me e cosa no.

Sì, molte cose sono andate diversamente da come avevo immaginato e desiderato, parlo della mia vita lavorativa, ma cerco di non piangerci troppo su, in fondo anche due anni fa pensavo che sarei morta disoccupata (poi magari un giorno parliamo anche della fase gattara non per scelta) e ora lavoro, e sono molto felice in molti altri aspetti, quindi chi può dire cosa mi riserverà il futuro? (certo, anche il licenziamento, qualora mi fossi dimenticata di inviare qualcosa di importante prima di andare in ferie, ma siamo qui per essere positivi).

Direte: c’è un trucco, in qualcosa dovrai pur aver accusato questo importante compleanno. Sì, da un punto di vista moda-economico. Un giorno mi sono svegliata e ho scoperto che sono stata vittima anche io per anni dell’ansia del possesso, di dover a tutti costi comprare, accumulare, riempire.

Credo di avere ereditato questo atteggiamento in parte da mia madre, lei ha un vero bisogno di accumulare, questa sorta di sindrome da dopoguerra che la porta a voler a tutti i costi possedere due forni elettrici, di non buttare nessuno straccetto stra-utilizzato degli anni ’80, di riempire ben due garage grandi come appartamenti di scatole, oggetti, lampadine e tutto quello che ‘bisogna tenerlo se si rompe qualcosa‘.

In mio soccorso quasi per caso, leggendo alcuni dei blog che seguo è arrivata lei: Marie Kondo, la dea del decluttering. 

marie-kondo-decluttering-book

Questa donna ha fatto del vivere con poco un mestiere: aiuta le persone a liberarsi del superfluo, di tutto quello che inconsapevolmente accumuliamo senza accorgercene (nel  senso che a pagamento si reca proprio a casa loro e li assiste materialmente nel buttare tutto quello che è in più) e ci ha scritto un simpatico manuale che sto leggendo, ‘Il magico potere del riordino‘.

So cosa state pensando, ma questa Marie Kondo proviene da un paese dove hanno quattro tatami in croce, si veste di colori neutri, come può pretendere di insegnare a noi occidentali consumisti come vivere? Fidatevi, io sto leggendo il manuale e lo trovo convincente.

Così, forte degli insegnamenti di Marie, ho preso coraggio e sono entrata nella mia vecchia camera, ormai cabina armadio, aprendo e tirando fuori. Lì, ho avuto il primo vero shock dei trenta anni. Come ho fatto, a comprare, aka buttare soldi, in questa abnorme quantità di abiti, accessori, oggetti inutili (la radiolina da spiaggia penso sia il picco della follia), avrei dovuto essere ancora più parsimoniosa: non fraintendetemi, metto da parte religiosamente lo stipendio, faccio la spesa al discount, uso trucchi e prodotti low cost, guardo sempre i volantini delle offerte, e se avessi un’emergenza ho dei soldi da parte ecco, ma se fossi stata più attenta non a quanto, ma a come spendevo per vestirmi e arredare, ora non dico che avrei una villetta a Malindi, ma sicuramente un guardaroba meno schizofrenico, e magari ancora risparmi in più.

Trascorsi i dieci minuti di riflessione e flagellazione e forte dello spirito di Marie Kondo dalla mia, ho quindi iniziato questa difficile operazione che si chiama ‘decluttering‘, ma che per praticità possiamo anche chiamare cosa da persona disturbata che riordina l’armadio per tonalità di colore. Ci sono sicuramente blogger più qualificate di me in ambito di moda, gestione della casa e altro, e diciamo che magari io sono più adatta a consigliarvi una serie tv o un libro, ma voglio lo stesso raccontarvi la mia esperienza nell’avvicinarmi ad uno stile di vita più – per dirla da fashion blogger – minimal.

  • Ho iniziato facendo come consiglia Marie: ho aperto tutte le ante dell’armadio, anche quelle della stagione non in corso e ho svuotato tutto rovesciandone il contenuto sulla scrivania sul letto e sul pavimento. Un consiglio fondamentale de ‘Il magico potere del riordino‘ è quello di affrontare tutto insieme, ed è vero che è stato più facile per me liberarmi di cose inutili che non appartengono a questa stagione, perché le sentivo ancora lontane e non indispensabili.
  • Ho guardato bene abiti ed accessori, chiedendomi quali di questi utilizzo più spesso e rendendomi conto di aver tenuto cose dicendomi ‘ma questo è utile‘, senza averlo mai indossato o indossato una volta a stagione. Ho quindi eliminato tutto quello che non utilizzo di frequente, dando così una bella sfoltita.
  • Il passo successivo è stato prendere quello che non avevo eliminato e controllarlo in maniera certosina: è chiaro che io non compro capi di alta moda, ma vesto nelle grandi catene, è stato quindi facile buttare via maglioni con pallini, t-shirt con i gomiti sformati, camicie pezzate e pantaloni neri ormai sbiaditi. Per non parlare di sciarpe acriliche che dopo un paio di lavaggi sono diventare sculture antropomorfe.
  • Altro momento decisivo è stato guardare quanto rimasto di questo rogo purificatore e farmi la domanda tipica da giro di boa: ‘a questa età posso ancora permettermi di indossare questo?‘ Sì, sento già le vostre grida che dicono ‘ma hai solo 30 anni‘, certo non sono a un passo dalla cripta, ma seriamente non credo mi donino più le minigonne viola con le borchie, le salopette con la zip con cui andavo a ballare dieci anni fa, o prendisole acrilici che andrebbero bene per girare il remake di ‘I’m like a bird‘ di Nelly Furtado. La mia paura è quella che benché cuore di mamma mi dica che dimostro 19 anni, la gente possa avere di me la percezione che avevo io alle  scuole medie di quella che ribattezzammo ‘Signora Mollettone‘, una mamma che aspettava i figli fuori scuola, e che veniva presumibilmente dopo aver saccheggiato l’armadio della figlia, quindi con minigonna, crop top ed un immancabile mollettone tra i capelli rosso fuoco. Anche no.
  • Ho conservato ovviamente abiti a cui sono affezionata anche se non li indosso più, una piccola maglia con scritto London, che mi zia mi portò per i miei cinque anni da un viaggio in Inghilterra e che sarò felice di passare ad una mia eventuale figlia, l’abito che avevo comprato per i miei 18 anni, il vestito che indossavo al primo appuntamento col lettore medio e che ora mi sta un po’ stretto perché quando lui mi faceva soffrire e facevo un lavoro più frenetico mi nutrivo essenzialmente di muschi, licheni, gelosia e barrette proteiche che sgranocchiavo correndo da una proiezione all’altra. Mi propongo sempre di dimagrire un po’, ma a parte quelle poche cose cui sono legata per affetto, trovo inutile conservare cose acquistate a 3,99 da HM, ne comprerò un giorno di più belle.
  • Ho esaminato e cestinato cappotti comprati a 17,99 ai saldi sull’onda della moda dell’anno, ma che erano ormai pieni di pallini e che sinceramente non mi hanno mai tenuto caldo, e dato via i ‘doppioni‘: ho davvero bisogno di quattro giacche jeans acricliche? Di tre trench scoloriti? Di 75 cappellini in poliestere di colori diversi? No. Ho tenuto i cappotti in lana, e quelli di colori divertenti che metto per sentirmi allegra.
  • Ho buttato le borse di poliuretano che si erano ormai completamente spellate, e di questo sono felice perché a parte due plasticoni con cui vado a lavorare, ho ereditato tutte le borse in pelle di mia madre e non ho la necessità di comprarne altre.

Questa operazione difficilissima è durata due giorni con varie pause: ho riempito quattro sacchi di abiti, alcuni davvero troppo usurati per essere venduti, ma che ho regalato volentieri ad associazioni che ne hanno bisogno, altri più in buono stato che sto provando a vendere in un negozietto vicino casa.

decluttering objects

Ho rimesso in ordine quanto scampato a questo raid nazista e ora ho un armadio ordinato nel quale capisco esattamente conto di quello che posseggo, e quello di cui ho bisogno. Il risultato è che mi sono resa conto che posso non essere più afflitta da uno dei mali dei nostri tempi, l’ansia del possedere tanto. Ora, non andrò in giro con quattro abiti dai toni neutri come Obi Wan Kenobi, ma non ho certo bisogno di venticinque maglie, o di venti maglioni di cartapesta di qualche catena low cost. Passo molto del mio tempo in divisa che non ho nemmeno il tempo di indossare tutto quello che tenevo ‘per il tempo libero‘. Inoltre, mi godo di più quello che posseggo e so che il prossimo anno potrò buttare via sapendo di aver davvero sfruttato quella maglia o quel pantalone nero senza tanti rimpianti. Non voglio più comprare straccetti per accontentare la moda del momento che magari indosso tre volte e non mi piacciono più. No, non posso permettermi comunque capi di alta moda, ma magari potrò decidere di comprare un maglione in mohair invece di quattro in plastica. Soprattutto, basta scarpe di cartone, che ho speso più soldi in ‘party feet di Dr scholl‘ che nell’acquisto di calzature in pelle. E se qualcosa tornasse prepotentemente di moda come sta accadendo con gli anni ’90? Mah, non ho mai posseduto vestiti così di moda, e poi lo sappiamo tutti che la moda torna, ma comunque modificata e per quello c’è sempre il fast fashion e non morirò di certo se acquisterò un jeans a vita alta per assecondare la fase del momento.

Non so quanto durerà questa benefica influenza di Marie Kondo e del decluttering su di me, ma voglio provarci. Magari il prossimo anno con i soldi risparmiati posso andare in vacanza all’estero vestita come un monaco tibetano, ma con più soldi in tasca da spendere in libri, gli unici che non butterei mai!

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3 pensieri su “30 anni, affrontarli con il decluttering

    • Si sono assolutamente d’accordo con te, se fosse possibile la chiamerei anche in casa mia. Mi ha fatto ridere l’inizio, quando raccontava di essersi documentata sull’arte del riordino fin dalle scuole medie!

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  1. […] Il magico potere del riordino di Marie Kondo: Ad un certo punto arriva il momento di fare i conti con il problema dell’accumulo. Basta ammucchiare abiti ed oggetti dentro i mobili per avere l’illusione di aver messo in ordine e poi impazzire alla ricerca di quel cardigan blu, che chissà dove lo hai infilato. In mio soccorso è arrivata Marie Kondo, questa giapponese sorridente, la vera dea del decluttering. Grazie al suo saggio ho imparato due o tre cosette ed inoltre ho buttato quattro sacchi di vestiti come racconto qui. […]

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