I tre giorni di Pompei, o del perché Alberto Angela è la risposta italiana a Robert Langdon

Nascosto dentro di me dorme un Umarell con aspirazioni altrettanto esaltanti, ad esempio le visite guidate di un giorno in località italiane ricche di storia. Sì, quelle dove si parte in pullman da un punto di ritrovo ameno tipo l’edicola principale del paese, si fa pranzo in un agriturismo a caso, si visita il posto e poi se si è deboli abbastanza per cedere, si torna anche a casa con una batteria di pentole.

Naturalmente di tutte queste interessanti esperienze non ne ho fatta nemmeno una, essendo persino mio nonno troppo giovane dentro per assecondarmi, ma coltivo sempre il sogno di farmi accompagnare da un bravo archeologo a visitare Pompei.

Perché io sia affascinata da questa città morta non saprei ben spiegarlo, sicuramente la mia curiosità è retaggio di qualche lezione a scuola a tema, in ogni caso non potevo tirarmi indietro quando ho visto in libreria questo I Tre giorni di Pompei di Alberto Angela.

I tre giorni di Pompei: 23-25 ottobre 79 d. C. Ora per ora, la più grande tragedia dell’antichità

Premetto che prima di oggi non avevo assolutamente letto nulla dell’amatissimo paleontologo o come preferisce lui ‘divulgatore scientifico’, e mi sono approcciata alla lettura anche preoccupata all’idea di trovarmi davanti un saggio universitario, insomma ‘na mattonata.

Naturalmente mi sbagliavo e forse potevo arrivarci: Angela è abituato al mezzo televisivo, a parlare al grande pubblico, si può definire grande comunicatore e – fortunatamente – riversa questa sua accessibilità anche nello scritto.

I tre giorni di Pompei è a metà tra romanzo e saggio archeologico, e racconta le vicende che hanno portato alla distruzione delle città di Pompei ed Ercolano nel 79 d.c.

Ne ripercorriamo le cause scientifiche, le conseguenze storiche, ma, e qui entra in gioco la dinamica del romanzo, veniamo letteralmente trasportati in quella realtà, grazie all’efficace espediente della immedesimazione. Angela ci introduce i personaggi di questa tragica storia, le loro abitudini quotidiane, il modo di vestire, azzardo che alla fine ci si sente un po’ cittadini di Pompei. L’autore stesso si pone come investigatore, oltre che come scienziato e scrittore, mi permetto di consigliare questa come lettura scolastica.

O meglio, alle scuole medie avrei preferito mille volte qualche lettura in classe di un libro di questo genere, a mille pagine di noiosi dettati della maestra di storia.

L’aver potuto conoscere Alberto Angela  anche sotto questo aspetto e non solo per quello letterario, mi porta ad affermare che egli è senza dubbio la risposta italiana a Robert Langdon.

Insomma, se Dan Brown avesse mai bisogno di ulteriori spunti per il suo fortunato personaggio, può chiedere aiuto al più giovane degli Angela. Vediamo le similitudini tra i due.

Via con la documentazione fotografica.

Sono entrambi stimati divulgatori scientifici e talvolta insegnanti:

langond-angela-lezione-collage

Ad entrambi piace sporcarsi per primi le mani, mentre compiono le loro ricerche:

langdon-angela-scavi-collage

Scrivono molto rispetto alle loro scoperte/interessi e sono sempre impegnati in presentazioni dei loro scritti:

langdon-angela-presentazione-collage

Sono entrambi molto affascinanti:

langdon-angela-pic-collage

(Vabbè almeno il Langdon dei libri è affascinante e Angela lo è sempre)

Entrambi sono circondati di belle donne:

angela-langdon-donne-collage

I fotomontaggi qui non mi faranno vincere il premio come grafico dell’anno mi rendo conto, a mia discolpa posso dire che il mio vecchio Mac non regge Photoshop e quindi mi tocca adattarmi con PicMonkey, poi la bellezza di questi due ha fatto il resto.

Credo leggerò presto il libro di Angela sulla Mona Lisa, perché altra delle mie ossessioni è quella per Leonardo Da Vinci (ma non vi consiglio la serie Da Vinci’s Demons, a meno che non vogliate seriamente farvi del male) se avete ulteriori consigli, su Angela, o su saggi storici altrettanto gradevoli o se pensate che questo libro non vi piaccia e volete comunicarmelo, la casella commenti è vostra.

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4 pensieri su “I tre giorni di Pompei, o del perché Alberto Angela è la risposta italiana a Robert Langdon

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