Manchester by the Sea, la recensione

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Spesso succede che si parta prevenuti verso un determinato prodotto: io per esempio proprio non riuscivo a cogliere l’utilità di questo Manchester By the Sea, tantomeno il motivo di importanti candidature agli Oscar 2017.

Tutto questo basandomi sulla visione del trailer (e quindi? la storia è quella di uno che deve fare da tutore al nipote e non gli va?) e una recensione capitatami sotto gli occhi per caso, quella de Il foglio che lo distruggeva senza appello (mah).

Nonostante le premesse non proprio positive ero sinceramente curiosa di scoprire cosa avesse di tanto speciale questo film e credo di averlo capito: una interpretazione assolutamente convincente di Casey Affleck, che da oggi per comodità chiameremo ‘L’Affleck bravo’, ed una scrittura molto onesta e brutale.

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In breve la storia è quella di Lee Chandler, un tuttofare apparentemente gelido ed incapace di provare empatia per gli altri (alcune scene all’inizio del film sono quasi venate di qualcosa di comico), che è costretto a tornare al suo paese d’origine, Manchester by the Sea appunto, perché alla morte del fratello maggiore lui viene indicato come tutore. Ma Lee non vuole vivere in quel posto dove, scopriamo tra flashback vari, è successo qualcosa che lo ha trasformato nella persona che è adesso – e che non posso svelarvi – molto diversa dal Lee di qualche anno fa.

Raccontato così può sembrare la banale storia dell’uomo che ritrova se stesso, attraverso il contatto con le origini da cui è scappato, ma non è così.

Manchester by the sea è un film onesto, onesto perché non ricerca a tutti i costi una lezione, una morale, tantomeno un finale positivo, anche perché spesso, nella vita vera per certe cose non c’è soluzione, solo lenta e spesso dolorosa accettazione.

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Quella di Lee e del nipote Patrick, o di tutte le persone che gli stanno intorno non è una sofferenza esibita, non vedrete grida o liti furibonde, ed è per questo che è stato per me più coinvolgente: quel dolore interiore impossibile da sfogare e da affrontare mi ha colpita e resa partecipe.

Potrei parlarvi di fotografia accattivante o di regia magistrale (e si per carità lo è, Lonergan è bravissimo, probabilmente senza alcune sue scelte soprattutto relative alle inquadrature, il film non sarebbe quello che è), ma probabilmente tutto il fulcro ed il perché questo film è nella rosa dei migliori è la sceneggiatura: niente di sensazionalistico, speciale od innovativo, la storia di Lee è drammatica, ma niente che non possa essere accaduto davvero (magari con modalità diverse): il racconto dell’elaborazione del lutto senza insegnamenti da manuale, perché alla fine non credo ne possano esistere.

Non credo porterà a casa la statuetta di Miglior Film, e ancora non posso pronunciarmi su quella della Miglior Sceneggiatura, ma ha buone possibilità.

Sicuramente Casey Affleck da del filo da torcere ai colleghi candidati come Miglior Attore Protagonista, perché questo ruolo non avrebbe potuto essere interpretato da chiunque (dal fratello sicuramente, scusatemi sono cattiva con Ben, lo so), mentre ecco, Michelle Williams è molto brava, ma se devo essere sincera l’ho trovata più brava in altri ruoli.

Nota negativa: per come è girato non aveva bisogno di una colonna sonora così invadente, non serve ad aggiungere nulla, anzi talvolta è quasi fastidiosa.

Il mio consiglio è ovviamente di vederlo al cinema, NON lo consiglio se non state attraversando una fase ecco diciamo di buonumore, io l’ho trovato emotivamente difficile, e mi era capitato con il film The Judge  con Robert Downey Jr.

Mi piacerebbe però leggere le vostre impressioni.

 

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5 pensieri su “Manchester by the Sea, la recensione

  1. L’originalità che contraddistingue questo film è impressionante, da anni nel cinema non si vedevano dialoghi spezzati, silenzi imbarazzanti, momenti che di solito nei film filano lisci come l’olio ma che nella realtà, talvolta, non vanno altrettanto(penso alla barella, senza aggiungere altro). Sulla colonna sonora mi trovi d’accordo ma solo a posteriori ho fatto una considerazione simile, durante il film non mi è pesata particolarmente. Forse perché affascinato da lui, davvero incredibile. La scena con Michelle è incredibile, avrà fatto tre scene ma io l’ho trovata la persona giusta al momento giusto.
    Regia stupenda ma sarà difficile superare La la land.
    Sceneggiatura possibile ma non probabile secondo me.
    Miglior film d’accordo con te, difficile ma mai dire mai.
    Miglior attore… be, qui io non avrei dubbi invece.

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    • Grazie per questi commenti, è sempre bello confrontarsi con chi ha voglia di raccontare le proprie impressioni. Questo qui non l’ho ancora visto, ma conto di recuperarlo nel weekend, sperando, esami permettendo, di poter seguire la diretta della premiazione! Mi hai incuriosita!

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      • Questo è un grandissimo complimento! E lo ricambio di cuore: anche tu hai molto talento come blogger, infatti ho deciso di iscrivermi al tuo blog. Grazie a te per la risposta! 🙂

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  2. gran bel film che ho visto solo stasera con colpevole ritardo…
    ne ha parlato qui un collega di blog…
    a me personalmente la musica è piaciuta, per il resto sono d’accordo con te: l’accettazione del dolore è il grosso tema di questo film, che giustamente definisci onesto e io direi anche molto umano… ciao

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