Il giustiziere della notte: la Recensione in anteprima

Poster

Chi siamo? Da dove veniamo? Ma soprattutto: come fa Bruce Willis ad essere sempre fisicamente identico a 20 anni fa? Forse è stato ibernato nella grafite come Han Solo? Interrogativi che non avranno mai una risposta.

Ho visto ieri in anteprima Il Giustiziere della Notte, remake dell’omonimo film con Charles Bronson e tratto dal romanzo originale di Brian Garfield.

Dal trailer ho avuto inizialmente l’impressione fosse uno di quei film che vai a vedere con la puzzetta sotto il naso, lo sparatutto uguale a mille come lui, con il solito protagonista muscoloso e monoespressivo. Eppure la presenza di Eli Roth in cabina di regia mi faceva ben sperare e difatti, avevo ragione.

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Quello che leggerete oggi è un parere scevro dal condizionamento dell’originale con Bronson, che – my bad – io non ho visto, credo rimedierò nei prossimi giorni.

In una Chicago lacerata da una criminalità senza controllo, vive il chirurgo Paul Kersey (Bruce Willis), professionista stimato, e padre e marito modello. A causa di un’emergenza imprevista in ospedale, l’uomo però non sarà in casa proprio la sera in cui dei rapinatori fanno irruzione in casa sua per derubarlo, finendo però per uccidere la moglie (Elisabeth Shue) e mandare in coma la giovane figlia (Camila Morrone).

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Distrutto dal dolore, Kersey prova davvero a riprendere una vita normale con la speranza di poter almeno rivedere la figlia, ma non riesce a farsi una ragione di quanto accaduto e soprattutto del fatto che i criminali agiscano indisturbati nella sua città, senza che la polizia, oberata da mille casi simili al suo, possa fare niente. Così, inizialmente incuriosito e poi esasperato dalla sua condizione, prende una decisione: complice l’arrivo di un paziente in pronto soccorso che perde la pistola, Kersey decide di allenarsi a sparare in segreto e con l’aiuto di pratici tutorial su Youtube e nascosto dietro una felpa con cappuccio, dà la caccia ai criminali che incontra in città. Ripreso da una testimone mentre è di spalle e in azione, diventa così suo malgrado un fenomeno popolare su Internet ed in tv con lo pseudonimo di Cupo Mietitore, mentre la polizia cerca in tutti i modi di capire di chi possa trattarsi. Tutto questo fin quando quasi per caso, Kersey si imbatte proprio negli uomini responsabili dell’omicidio della moglie e allora la sua vendetta avrà inizio…

Non deve essere facile soprattutto con quello che accade ogni giorno in America, portare in sala un film che parla di violenza, di uso deliberato delle armi e di giustizia privata. Per questo probabilmente è efficace la sceneggiatura di Joe Carnahan e la regia di Roth, che con quel suo tocco splatter rende il tutto meno serioso e cupo.

Death Wish

Il giustiziere Willis non è un uomo duro e puro: sì che la sua metamorfosi in Cupo Mietitore avviene senza troppi rimorsi di coscienza, ma è un uomo comune, non Batman, non un vigilante addestrato, si ferisce, è spesso goffo, vive una doppia vita.

Giusto o sbagliato farsi giustizia da soli? Il responso è lasciato ai media che si alternano nella storia, in particolare a due dj radiofonici. Il personaggio di Kersey è caratterizzato come quello di un onesto padre di famiglia, un gran lavoratore, una persona che ha semplicemente paura di non riuscire più a difendersi e divorato dal senso di colpa per non aver difeso la sua famiglia.

Il film ha presa facile sullo spettatore perché da un punto di vista tecnico è girato come se si trattasse di una pellicola che parla di un supereroe: c’è azione, c’è sangue e molto splatter, molto colore, c’è Bruce Willis che è allo stesso tempo eroe duro e puro ed il momento dopo c’è anche una velata comicità, dei dialoghi contemporanei e delle piccole gag che alleggeriscono il tema di tutto il film ed è questo probabilmente il valore aggiunto, quel piccolo particolare che lo rende diverso da molti altri film di genere.

Potremmo parlare di film controverso per il tema che porta in sala, eppure la regia di Roth riporta il film con i piedi per terra, aiuta a non prenderlo troppo sul serio, come se ribadisco, parlassimo di un supereroe. Soprattutto ho apprezzato il sottotesto caricaturale e volutamente comico della passione e della facilità con cui gli americani entrano in possesso delle armi, espediente molto efficace (perfetta la scena nel negozio di pistole con la giovane Bethany).

Death Wish

Parliamo anche del cast: Willis è ovviamente perfetto nel ruolo, devo dire molto credibile anche nella parte iniziale in cui è solo un uomo comune, l’humor gli dona, è versatile e carismatico. Molto piaciuto anche Vincent D’Onofrio, nel ruolo del fratello di Kersey, anche se pensavo avrebbe avuto un peso più importante e sfaccettato nell’intera storia. Peccato solo per il poco minutaggio  – necessario ovviamente  – riservato ad Elisabeth Shue.

Mi sembra di aver capito che l’originale con Bronson fosse più cupo e violento, eppure credo che la cifra stilistica scelta da Roth e Carnahan sia quella giusta, in questo momento storico, e per parlare di una tematica così scottante.

Lo consiglio? Oh sì, dovete dare una chance al Cupo Mietitore.

Il film sarà in sala dall’8 Marzo per Eagle Pictures.

Qui sotto vi lascio il trailer italiano e naturalmente attendo impressioni post visione.

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Un pensiero su “Il giustiziere della notte: la Recensione in anteprima

  1. Anche io sono d’accordo sul fatto che Bruce Willis sia stato perfetto nel ruolo. Secondo me dovrebbe fare soltanto film action o thriller. Io però sono un grande fan di Bruce Willis quindi non faccio testo. Sul mio blog wordpress di cinema e serie tv Cinefiliinserie ho scritto una recensione di Il giustiziere della notte se ti va di leggerla.

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