Il libro è meglio del film? Il Buio oltre la siepe

atticus finch

Quante volte nella vita parlando di un film tratto da un romanzo vi siete sorpresi a dire: “Sì, ma il libro forse era meglio“?

A me molto spesso. A volte mi sono risposta di sì, altre di no, altre che film e libro si equivalevano.

Non è assolutamente facile trasporre sullo schermo o in tv un romanzo, è un po’ come scrivere il finale di una storia, c’è chi aveva alte aspettative, chi immaginava altro, chi aveva in mente un volto ben preciso per interpretare i personaggi. La fantasia in questi casi supera di gran lunga la realtà, quindi è facile cadere vittima dell’insoddisfazione e l’amore per un determinato racconto spesso ci coinvolge al punto di farci peccare della sindrome del saputello (ah io moltissimo), che ci porta a ritenerci più competenti di chi davvero studia a fondo un libro e ne sceglie e sceneggia punti salienti per ricavarne un bello spettacolo.

Tutta questa premessa non molto breve, perché (su idea della mia personale consulente familiare) ho pensato potesse essere interessante mettere a confronto pellicole celebri e i romanzi da loro tratti, magari per provare a rispondere all’annoso dilemma.

scout atticus finch

Ho scelto per scaldare i motori Il Buio oltre la Siepe, benché parecchio datato, perché ho avuto modo di recente di leggerne il seguito, Và metti una sentinella, spesso ripensando alla magnificenza del primo romanzo, insieme a Cent’anni di solitudine mio libro preferito in assoluto. Ricordo di aver fatto in modo di vedere la trasposizione cinematografica appena terminata l’ultima pagina del romanzo, ancora estasiata dalle tematiche che per quanto raccontate in un tempo per me lontano, sono purtroppo ancora così scandalosamente attuali.

La storia è ambientata nella immaginaria cittadina di Maycomb, Alabama, dove vive l’avvocato Atticus Finch, insieme ai suoi due bambini Jean Louise detta Scout e Jeremy detto Jem, figli che Atticus dopo la prematura morte della moglie a causa di un infarto, cresce amorevolmente da solo insieme all’aiuto della fidatissima domestica Calpurnia.

I due bambini incoraggiati dal padre alla socialità e alla gentilezza, vivono le loro avventure di bambini affascinati e al contempo timorosi anche dalla presenza del misterioso vicino di casa Boo, che ha sempre vissuto in casa segregato dal padre per evitargli il riformatorio a causa di scorribande giovanili.

scout jem

La tranquillità di Maycomb è improvvisamente sconvolta da un terribile fatto di cronaca: il bracciante nero Tom Robinson viene accusato di aver abusato della giovane Mayella Ewell. Per i cittadini chiusi, arretrati e prevenuti, spaventati da quello che ritengono diverso, naturalmente Robinson è colpevole.

Il giudice affida la difesa ad Atticus, che a dispetto del luogo in cui è sempre vissuto è una mosca bianca: non solo ha educato i propri figli a saldi principi di moralità e tolleranza, non solo crede nell’innocenza di un uomo di colore, ma crede anche nella giustizia uguale per tutti e nell’uguaglianza di diritti non condizionata dal colore della pelle. Finch dimostrerà alla giuria durante il processo, la totale innocenza di Robinson provando anzi che le percosse e la violenza subita da Mayella sono in realtà opera del padre Bob, non riuscendo comunque però a superare i pregiudizi dei giurati verso il suo assistito…

Ho letto questo libro con un magone tremendo e pensando a quanto purtroppo dagli anni ’30 ad oggi, la situazione almeno per quel che riguarda integrazione e tolleranza non sia cambiata per nulla: la siepe del titolo, il pregiudizio è ancora oggi troppo folta e alta per molti di noi.

atticus finch - mockingbird

Il film, uscito nel 1962 e diretto da Robert Mulligan aveva un compito fondamentale per restituire al pubblico la credibilità della scrittura di Harper Lee: trovare il giusto protagonista, e fortunatamente ci ha regalato Gregory Peck.

Ecco Gregory Peck non interpreta, lui è Atticus Finch: credo di aver detto una cosa simile di recente solo per il Tyrion Lannister di Peter Dinklage. L’America lo ha premiato con un Oscar al Miglior Attore e tutto il riscontro positivo di critica che meritava.

Il film come trasposizione del romanzo è assolutamente fedele e difatti le differenze col manoscritto si contano sulle dita, l’assenza della Zia Alexandra ed i personaggi di Stephanie Crawford, Rachel e la zia di Dill uniti in unico personaggio, ma fin qui nulla da dire.

Il caso de Il Buio oltre la siepe è quello in cui libro e sua trasposizione si equivalgono in un testa a testa di rara bellezza: l’Atticus cartaceo portato in scena da Peck, che non a caso lo considerò per sempre il suo grande ruolo, è come credo la Lee lo avrebbe voluto, ma soprattutto è la sceneggiatura, anche questa premiata con un Oscar, a cogliere esattamente i punti salienti, i dialoghi, le scene madri che chi ha amato il libro non sta nella pelle all’idea di vederle sullo schermo, quasi come se a scriverla fosse stata l’autrice stessa.

La pellicola  rende giustizia, rispetta e amplifica il romanzo e al contempo rispetta tutte le regole per un ottimo film di genere: ha la tensione ed il ritmo di un legal movie, ma è anche thriller, è tecnicamente ineccepibile (che fotografia), dipinge magistralmente il clima di odio razziale narrato nel romanzo (la scena in cui Atticus viene quasi linciato nel tentativo di proteggere il suo assistito in carcere è da brividi), è anche un film coming of age, attraverso gli occhi della piccola Scout, una novella Jo March, che lentamente sta abbandonando l’infanzia e guarda con occhi critici e giustamente sconcertati, a quello degli adulti.

Quello che vi consiglio io, è leggere il libro e poi, con gli occhi pieni di tanta bella scrittura, farvi incantare da Gregory Peck e dalla piccola Mary Badham. Il monologo di Atticus nel silenzio dell’aula che lo accusa di essere ‘negrofilo’, è una delle narrazioni più belle che credo vedrò mai in sala.

In questo caso quindi, è meglio il libro o il film lo chiudiamo con uno 0 a 0.

Piccola curiosità dei nostri giorni: il film è il preferito del regista Cameron Crowe (a sua volta uno dei miei registi preferiti), che non manca di rendergli spesso omaggio nelle sue opere. In Almost Famous si parla della trama nelle scene iniziali, mentre nel bellissimo Vanilla Sky, ne possiamo vedere diverse immagini.

Purtroppo su Youtube è impossibile trovare clip del film, essendo un po’ datato, vi lascio un breve video con la narratrice Scout ormai adulta, doppiata da Lydia Simoneschi (voce storica tra le altre, di Vivien Leigh).

Ci vediamo al prossimo confronto.

 

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