Game of Thrones commento all’episodio 8×02: “A knight of the seven kingdoms”

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Non so voi, ma l’attesa tra lo scorso episodio e questo io l’ho vissuta parecchio male: mancano pochi episodi al series finale, quindi ogni domenica è buona per assistere alla morte di questo o quel personaggio, devono sciogliere parecchi nodi, devono succedere tante cose #einvece.

Finita la puntata mi sentivo molto polemica, perché ero pronta ad un susseguirsi di tanta azione, però poi ho pensato che da un certo punto di vista vedere insieme tutti questi personaggi interagire come attori di una simpatica gita in agriturismo per Capodanno effettivamente quando ci potrebbe ricapitare? (ve lo dico io: mai più, perché prevedo una cifra di morti già dai primi minuti della prossima).

Dall’altro lato certo insomma, 4 episodi per quanto di minutaggio lunghissimo rispetto al solito, sono pochini per sprecare tempo a vedere Ser Davos servire zuppa di cipolla che dite?

Comunque, questa dimensione corale, è un po’ un regalo degli autori: salutateli tutti mo, poi non dite che non vi avevamo avvertiti.

L’episodio si apre con il povero Jaime subissato di insulti e minacce dalla Ignifuga, che sta digievolvendo velocemente in suo padre, con la variante che lei è così insopportabile da lucida: “eh mio fratello (lo stesso sfigato pazzo che le toccava le tette mentre le diceva che l’avrebbe fatta stuprare da tutto il khalasar di Drogo per riavere il trono), mi diceva quello che avremmo fatto all’uomo che aveva ucciso nostro padre ( lo stesso folle che voleva far saltare in aria una città intera e ha dato fuoco a padre e fratello di Ned Stark), tu spergiuro che vieni qui a dirci che Cersei non verrà mai ad aiutarci”.

Di Tyrion che ci aveva effettivamente creduto (o sa qualcosa che tiene nascosto), non me la sento di parlare oltre, perché è già doloroso così vedere un personaggio brillante ormai completamente sfiancato da una regina prepotente e da uno sceneggiatore stanco.

Jaime se la cava grazie a Briennona e di riflesso anche a Sansa, che sospetto pur di contraddire Daenerys assolverebbe anche il mostro di Firenze, ma gli manca ancora un ostacolo: Bran il bambino 75enne, che già ricordandogli “The things we do for love”, gli fa forse rimpiangere l’idea di non essere arrostito da Drogon.

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Effettivamente Bran, forse perché in realtà sotto l’albero diga va a farcisi le canne, non è particolarmente rammaricato che Jaime abbia stroncato così sul nascere la sua promettente carriera nel parkour, è troppo occupato a lanciare velati pronostici di sfiga, moriremo tutti, eccetera. Con quella placida calma da jettatore catatonico, Bran sta diventando il mio personaggio preferito.

I momenti tra Jaime e Brienne sono comunque tutti importanti a mio avviso, perché la guerriera è un po’ la sua bussola morale, e quando è con lei vediamo chiaramente l’uomo che avrebbe potuto essere già da tempo immemore se si fosse allontanato da Cersei.

Di grande rilevanza è il dialogo tra Sansa e Danerys, che consigliata dal Rieccolo, decide di provare ad appianare le divergenze con la cognata: complimenti, #girlsupportgirls, battute sulla statura del fratello, ma dopo anni a sorbirsi i sibilanti baffetti di PedoBaelish a Sansa non la freghi più e la provoca facendole chiaramente capire che se alla fine di tutto non lascerà il Nord alla gente del Nord allora è inutile vantarsi di essere tanto diversa. Difatti L’Ignifuga ha immediatamente un moto di rabbia represso solo dall’arrivo del poro Theon.

L’emozione di Sansa e l’abbraccio con Theon mi hanno molto colpita, sia perché il destino tragico (ma sensato) del Greyjoy è per me certo, sia perché è molto bello questo rapporto da survivors che si è instaurato tra i due. E Dany sullo sfondo che capisce che Theon è lì per Sansa e per gli Stark e non perché solo lei ce l’ha foderata in acciaio di Valyria, è francamente impagabile.

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Arrivano anche Edd, Tormund e Beric e sì, c’è poco da dire nel ricongiungimento tra i Guardiani perché sono adorabili, e Tormund e il suo “mio piccolo corvo“, mi hanno intenerita molto.

Può così andare in scena il concilio di guerra. L’unica cosa sensata che ho sentito è  quella di puntare al Re della Notte in prima battuta, ma la cosa che mi toglie il sonno è come nessuno si preoccupi minimamente della battaglia fratricida fra draghi che pende sulle loro teste. Soprattutto L’Ignifuga ce le ha fatte a fette per 8 anni co sta storia che i draghi sono i suoi children, gli unici che avrà mai (#aspetta) e manco una piega davanti al fatto che Vyserion sia ora la nuova autovettura del pericolosissimo cantante Death Metal.

Altra cosa è il fatto che nessuno fino a quel momento abbia pensato di chiedere a Bran cosa effettivamente sappia. Anzi, lo parcheggiano in seconda fila con la carrozzella finché lui con il savoir faire di un impresario di pompe funebri timidamente se ne esce con ” ah ma non ve l’ho detto che Il Re della Notte mi ha messo il gps? Sì, vuole uccidere me e quindi viene qui per questo, vuole una lunga notte eterna” e tutti “Ah, ok“.

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Chiaro che evidentemente non possa dire troppo, primo perché troppo facile ai fini della trama e poi per non rischiare di cambiare il corso degli eventi come gli aveva detto il precedente Corvo con tre occhi, ma INSOMMA! Mi pare anche leggermente sbrigativa questa cosa de ‘Il re della notte vuole una lunga notte eterna‘, ok lo avevamo capito che fosse cattivo, ma a 4 episodi dalla fine vorrei sapere perché, possibilmente senza buttarla in caciara come con l’orso polare sull’isola di Lost.

Si susseguono vari piccoli sipari più o meno efficaci: mi lascia sempre stranita all’inizio questa cosa della linea comica ormai affidata a Tormund, devo però riconoscergli una certa efficacia, serve a dare leggerezza rispetto anche alla pesantezza e recitazione di certi personaggi (Jon).

Arya, il Mastino e Beric me li sarei sinceramente risparmiati, così come sono molto indignata per gli unici due minuti scarsi in cui rivediamo Spettro (Evviva!): ora, io davvero non ho idea di quanto possa costare realizzare un animale per una produzione che fa soldi a palate come la buonanima di Tywyn Lannister, ma se avete deciso che Jon dovesse essere l’unico ad avere ancora un metalupo in vita, trovo ridicolo montare in una scena DIETRO Sam che parla, un cane delle dimensioni di un maremmano, senza alcuna menzione, quando nello scorso episodio i draghi sono stati realizzati ed inseriti per quella scena cringe di Drogon guardone che imbruttisce Jon. Immagino, avendo anche completamente segato la questione del legame mistico dei metalupi con gli Stark, che il nostro amico peloso si immolerà eroicamente anche lui nei prossimi episodi per difendere il suo padrone.

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Al contrario mi ha emozionata la scena che ha per protagonista il ‘cavaliere dei sette regni‘ Brienne: innanzitutto, a prescindere dall’importanza o meno che si vuole dare alle varie ‘ship’ io trovo che Jamie e Brienne abbiano una chimica pazzesca in scena, e poi per il percorso che hanno condiviso insieme, coerente e bello che sia lui a nominarla cavaliere sotto lo sguardo orgoglioso di Podrick. Tutta questa gioia per Brienne mi fa presagire che al prossimo giro ce la giochiamo, ma vabbè.

Poi ci sono Missandei e Verme Grigio che…vabbè dai, ma a chi interessa di Missandei e Verme Grigio?

Dobbiamo parlare dell’elefante nella stanza: Arya ignuda che fa sesso. Mi diverte molto questo nuovo aspetto del carattere di Arya che fino ad ora, impegnata a parlare di se stessa in terza persona come un tronista di Uomini  e Donne qualsiasi nella Casa del Bianco e del Nero,  era stato completamente trascurato, devo dire però che lì per lì sono rimasta scioccata perché davvero non pensavo sarebbe mai accaduto, forse è stato un po’ fan service, mi sarei aspettata più un colpo di scena così da Brienne e Jaime. Pensandoci a mente fredda però alla fine ci sta, nel senso che le donne in Game of Thrones hanno un ruolo dominante e non convenzionale rispetto alla figura della donna dell’epoca medioevale che siamo abituati ad immaginare, e Arya che ormai grande giustamente non vuole morire vergine e si vuole togliere un prurito con uno che tutto sommato le piace molto,  si informa sulla sua esperienza nel campo, gli dice senza mezzi termini quello che vuole e poi lo fredda subito dicendogli “però i pantaloni te li levi da solo“, è anche divertente.

Sparsi, Lyanna Mormont come personaggio ha detto tutto quello che poteva dire, che pena il Rieccolo friendzonato dall’Ignifuga rissosa e poi cazziato da una bambina vecchia, Varys non pervenuto e Gilly, beh Gilly fa Gilly dai.

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Infine, dopo aver cercato di scollarsi Daenerys per tutto l’episodio, Jon, che nel frattempo ha canalizzato le doti recitative di Corinna di Boris, con l’allegria che contraddistingue tutti gli Stark si rifugia nel classico posto dove si va per rilassarsi: le tombe.

Il dialogo che segue è più o meno il seguente: “Mio fratello Raeghar, che brava persona, dava sempre gli spiccioli ai poveracci, salutava sempre, peccato per quella faccenda dello stupro di Lyanna” “No guarda, veramente Lyanna è mia madre, Raeghar mio padre, temo non possiamo più fare la morale ai Lannister per quella questione dell’incesto“.

Ora, mi rendo conto che Game of Thrones ci ha negli anni abituati ad una relazione d’amore tra fratelli gemelli con conseguente riproduzione di ragazzini scemi, gente che taglia organi sessuali ad altra gente, streghe che partoriscono dissennatori, resurrezioni di gente a caso, collane che ti fanno il lifting, draghi con la gastrite, zombie che creano zombie e chi più ne ha più ne metta, quindi ok, ma quantomeno un piccolo, accennato moto di orrore in Daenerys che realizza di essere stata al letto con suo nipote, io me lo aspettavo. O almeno lo stupore di dire “cavolo, non sono più sola al mondo, ho un parente in vita, l’unico legame che mi rimane con la mia famiglia di origine e mi va pure bene, perché prima avevo quel minchia di mio fratello, ora ho questo, che non sarà una cima, ma almeno è onesto“.

No. A lei importa della linea ereditaria de sto benedetto trono. Guarda te che mi tocca tifare per Cersei alla fine. Oltre che pazza è pure ottusa, perché rischia di non avere nessun trono o in quanto morta per mano degli Estranei, o perché priva di un regno, distrutto appunto dagli Estranei, ma lei no, non ci arriva. Questo mi riporta alla mia perplessità originaria su questa relazione, zero chimica, zero costruzione della storia e zero empatia: ma una parola al povero Jon che ha appena scoperto che tutta la sua vita era una menzogna gliela vuoi dire o no, ossigenata malefica?

Promuovo l’episodio per il  carico emotivo: l’unicità di vedere i personaggi tutti insieme un’ultima volta e salutarli, rivederne anche alcuni in una luce diversa. Mi dispiace e mi addolora invece la fretta, conseguenza di alcune scelte e della lentezza delle stagioni precedenti: dialoghi frettolosi, eventi chiave raffazzonati, momenti fan service che ti lasciano l’amaro in bocca: possibile che Jon non parli della sua scoperta con Bran? o con le sorelle? Che la verità tra Jon e Dany venga relegata negli ultimi due minuti scarsi ed interrotta dal suono di un corno?

Aspetto il prossimo episodio per confermare o ribaltare il mio pensiero come un Alessandro Borghese qualsiasi.

Ma che bella è la canzone di Florence and the machine cantata da Podrick?

 

 

 

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