Week end al cinema, The Counselor arriva in Italia

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Buongiorno e benvenuti ad un nuovo appuntamento con i film del week end. Personalmente devo recuperare ancora molte pellicole, come Philomena, Blue Jasmine e American Hustle, mentre ho avuto modo di vedere I sogni segreti di Walter Mitty, che vi consiglio.

Vediamo cosa ci aspetta in sala a partire da domani:

Angry Games – La ragazza con l’uccello di fuoco: Noi abbiamo il cinepanettone, gli americani invece si divertono a mettere ogni anno alla berlina i film più gettonati in una parodia trash. Questa volta la pellicola portabandiera è Hunger Games, ma non mancheranno I Vendicatori, I Mercenari, Lo Hobbit. I miei vivissimi complimenti alla Lucky Red per il raffinato sottotitolo, fanno quasi sembrare i Vanzina esponenti del neorealismo.

Anita B.: ritorno in sala di Roberto Faenza. Anita, adolescente di origini ungheresi sopravvissuta ad Auschwitz,  viene accolta dall’unica parente rimasta viva. Nessuno però vuole ricordare il passato, tranne forse il giovane David…Lo dico, non mi ispira, è un problema che però ho con tutta la produzione di Faenza, per dovere di cronaca vi informo che la critica italiana lo ha accolto con favore.

C’era una volta a New York: vi avevo già parlato di questa pellicola diretta dal bravo James Gray.Una giovane immigrata polacca è costretta ad elargire favori sessuali in cambio delle medicine e del cibo per la sorella malata. Marchiata come donna dalla dubbia morale, finirà per l’accompagnarsi ad un prestigiatore e seduttore da strapazzo, che la convincerà ad esibirsi con lui a New York. Incantevole Marion Cotillard.

The Counselor – il procuratore: Un rampante avvocato finisce invischiato nel mondo della malavita e della droga per presunzione. Ridley Scott adatta Cormac McCarthy e questo rende già di per se la pellicola interessante. Michael Fassbender è un valore aggiunto, ma rimango scettica dall’accoppiata Cruz/Bardem che ultimamente non convince. Da vedere.

The unknown know:  DocumentarioIl documentarista Errol Morris intervista l’ex segretario della difesa statunitense Donald Rumsfeld e ripercorre la sua storia politica.

Nebraska: Alexander Payne ci racconta la storia di un uomo un po troppo amante dell’alcol, in viaggio per ritirare il premio di un concorso assieme al figlio.

Lo sguardo di Satana  – Carrie. Chloe Moretz nel remake del celebre film tratto dal romanzo di Stephen King. Brian De Palma, sperò che tu li faccia fuori tutti.

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Il 2013 al cinema, la mia hit parade dei film!

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Si so che l’aspettavate quasi quanto la top ten attuale di Tarantino e Variety, ma ecco qui la mia hit parade dei film dell’anno che sta finendo. E’ stato difficile in realtà, bisogna dirlo, più che altro per quel che riguarda la produzione straniera, ma aspettate di vedere quella dei peggiori!

Voilà!

Eccezion fatta per le prime tre posizioni, il resto delle pellicole sono in ordine sparso, per quanto mi sia sforzata di dargli un ordine non ci sono riuscita: è stato un buon anno, ma non così tanto da lasciarmi dire, wov che super filmoni.

1 Django Unchained: Nel mio intervento radio dei giorni scorsi l’ho dimenticato. Questo perché ho confuso la data di uscita americana con quella di arrivo nelle sale italiane (Gennaio). Tarantino alle prese con lo spaghetti western, quindi il sogno di una vita, gira un film che non è Bastardi senza gloria, ma che non delude affatto anzi. Io personalmente l’ho visto tre volte, in italiano e in originale (come si dice a Roma ’ j’ho fatto le pulci’) e ogni volta ho apprezzato sempre di più la sceneggiatura, i dialoghi al vetriolo ed il cast. Anche quest’anno la menzione d’onore va a Leonardo di Caprio, l’uomo meno considerato dall’Academy. Bravo Leo, dai che prima o poi un premiuccio arriva su.

 2 Rush : Ron Howard equilibra perfettamente una storia che poteva essere un Fast and Furios radical chic, regalandoci invece la storia innanzittutto di due uomini, Niki e James, con i loro sogni, le loro debolezze e la loro rivalità, e poi quella di Lauda e Gray, i piloti, senza calcare troppo la mano sulla spettacolarizzazione delle corse automobilistiche. (Diciamocelo, poteva farci un intero film). Applausi.

3 La migliore offerta: Non parte benissimo ma ti conquista alla distanza, il film di Tornatore è un diesel. Io poi ho una passione per Geoffrey Rush. La colonna sonora è di Morricone e già questo vale metà film.

In ordine sparso:

Still Life: Uberto Pasolini ci regala una commedia agrodolce, il viaggio interiore e non solo di un impiegato comunale, impegnato nel ricercare i parenti delle persone morte da sole. Attenzione alla lacrimuccia.

Educazione siberiana: Dal romanzo di Nicolai Lilin, un John Malkovich da applausi e fischi in piedi per Gabriele Salvatores. Un film duro che racconta ‘l’educazione al crimine’ di un gruppo di giovani siberiani.

Stoker: L’esordio in lingua inglese di Park Chan – wook ci racconta le strane vicende di una giovane che rimasta orfana di padre e con una madre particolare, se la deve vedere con il misterioso ed affascinante zio…

Hunger Games – la ragazza di fuoco: Secondo capitolo della saga che tanto blockbuster non è. Effetti speciali a gogò e dinamiche amorose, provano a smorzare il tremendo tema del condizionamento dei mass media. Brava Jennifer Lawrence.

Film con potenziale che però non ho ancora visto: Blue Jasmine, Captain Philips, Lo Hobbit – La desolazione di Smaug, Before Midnight.

Hunger Games – La ragazza di fuoco, le impressioni a caldo

Esiste una consuetudine molto fastidiosa quando al cinema viene presentata una nuova trilogia cinematografica: la spasmodica ricerca di qualcosa che somigli a quella che l’ha preceduta, così da scatenare nello spettatore bue l’associazione pavloviana ’se mi è piaciuto quello, allora devo correre in sala a vedere questo’.

Così Harry Potter era il nuovo Signore degli anelli perché ambientato anch’esso in un mondo magico, Twilight era il nuovo Harry Potter perché anch’esso tratto da una saga letteraria (e quindi? A me non verrebbe mai in mente di paragonare Anna Karenina e Bridget Jones perché entrambi tratte da romanzi molto amati) e adesso la saga di Hunger Games è chiaramente il nuovo Twilight perché ’ha un triangolo amoroso’.

Se il paragone può forse essere leggermente calzante quando si parla di Harry Potter e Il Signore degli Anelli (ma perché la stessa Rowling ha confermato di aver ‘rubato’ da Tolkien), non può che essere sbagliatissima se si parla di Hunger Games e Twilight.

(La mia reazione davanti ad un’affermazione del genere è più o meno questa):

Mi verrebbe da dire che la differenza lampante sta proprio nel tipo di protagonista e nell’attrice che la incarna. A costo di attirarmi anatemi per 30 generazioni da parte delle Twilighters, mi pare evidente che Bella Swan non ha un briciolo di carattere, praticità e carisma rispetto a Katniss Everdeen e non me ne vorrà Kristen Stewart della quale io sicuramente non comprendo il talento, se la ritengo artisticamente inferiore a Jennifer Lawrence.

Chi ha letto i romanzi di Suzanne Collins e visto questi primi due capitoli di Hunger Games, sarà d’accordo con me nel dire che questa saga di adolescenziale ha ben poco. E’ vero, lo sono i suoi protagonisti, ed è vero che per ambientazione, effetti speciali e dialoghi si rivolge a questo target, ma la sua morale, il suo messaggio, bè non sono classificabili in questa categoria.

In breve in questo nuovo episodio troviamo Katniss alle prese con le conseguenze dell’aver vinto gli Hunger Games insieme a Peeta. Questo le ha portato un vantaggio in termini economici per se e per la sua famiglia, ma anche un forte stress post traumatico che la fa svegliare in piena notte al pensiero del sangue che ha versato suo malgrado nell’arena.

La situazione politica poi non è delle migliori: il suo atteggiamento di sfida nei confronti di Capitol City ha generato sentimenti rivoltosi negli abitanti dei vari Distretti, portando il presidente Snow a minacciarla: o asseconderà il governo nel reprimere questo clima ostile proseguendo la sua finta storia d’amore con Peeta, o a rimetterci saranno la sua famiglia e il suo migliore amico Gale. Katniss accetta suo malgrado, ma quando Snow si accorge che la figura della ragazza è troppo amata dal popolo, capisce che deve eliminarla senza renderla una martire: per questo in occasione del giubileo degli Hunger Games annuncia che nella nuova edizione a sfidarsi nell’arena saranno alcuni dei vincitori delle edizioni precedenti. Per Katniss e Peeta ricomincia così tutto dall’inizio….

Rispetto al primo episodio La ragazza di fuoco è qualitativamente migliore, cosa rara quando si parla di sequel. Innanzitutto si, un triangolo d’amore c’è, ma molto accennato e comunque non è questa la cosa significativa nel film. La differenza chiaramente è nella sceneggiatura e nei dialoghi, molto più carichi di significato, ma anche per il modo in cui la pellicola viene divisa. Meno spettacolarità nella prima parte, in favore di una cruda visuale politica della società di Panem (e purtroppo della nostra società), che lascia pian piano spazio ad una seconda parte blockbuster e più spettacolare, ma comunque tragica. Se nel primo episodio assistiamo alla genesi dell’eroina, dove Katniss mette alla prova se stessa nell’arena scoprendo potenzialità da stratega e guerriera, qui siamo partecipi del suo dolore e della sua disperazione nel constatare che niente di ciò che ha imparato può esserle utile: la vera vittima degli Hunger Games è lei e finchè non si arrenderà a quel regime che ha tanto sfidato, continuerà a vedere morte e sofferenza intorno a se.

Ottimo il cast, capeggiato da una bravissima Jennifer Lawrence, l’unica secondo me della sua generazione di attrici, a poter passare da un film d’autore a un blockbuster con la stessa credibilità. Stanley Tucci ha un ruolo piccolo ma significativo: quello del conduttore costretto a far concentrare il pubblico sugli aspetti frivoli e divertenti di un reality show basato sul massacro di adolescenti e anche Philip Seymour Hoffman alza decisamente il livello quando è in scena. Se invece Donald Sutherland è un grande delusione e la noia provata nel girare questo film è molto evidente, voglio invece dedicare una menzione a Woody Harrelson, al quale non avrei dato una lira e che invece mi ha sorpreso positivamente anche questa volta.

Hunger Games: La ragazza di fuoco mi è piaciuto. E’ sicuramente una pellicola di intrattenimento, ma emotivamente molto pesante soprattutto se ci si ferma a riflettere che quella realtà, pur patinata esagerata e spettacolarmente tecnologica, non è così lontana dal periodo storico che stiamo vivendo.

Menzione d’onore per la freddissima ed azzeccata fotografia e per il finale a bruciapelo, un ottimo cliffhanger che ti fa uscire dal cinema pensando solo ’ ne voglio di più’.